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Niente obiezione nei consultori: la rivoluzione della Regione Lazio

25 Giu

Vi invitiamo a leggere questo articolo dell’Espresso a firma di Francesca Sironi in cui capirete perché si parla di “Rivoluzione” nei consultori della Regione Lazio!

Aborto, niente obiezione nei consultori. La rivoluzione della Regione Lazio.
Un decreto dell’ente guidato da Nicola Zingaretti segna un passo importante a tutela della legge 194. Il ginecologo obiettore non potrà più sottrarsi al dovere di garantire a chi ne ha bisogno tutti i certificati necessari per abortire. E dovrà prescrivere i farmaci per la contraccezione, inclusa la pillola dei cinque giorni dopo

imageIl medico ha il dovere di informare. Di garantire alla paziente che richiede un aborto tutti i certificati necessari, di dare i consigli adeguati. Non solo: è tenuto alla prescrizione dei contraccettivi, pure “post-coitali”. Insomma: se per legge può rifiutarsi secondo coscienza di operare un’interruzione volontaria di gravidanza, non può sottrarsi al suo compito di cura all’interno dei consultori familiari. Lo ha messo nero su bianco, per la prima volta, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un decreto da lui firmato sulla riorganizzazione dei servizi medici per la salute della donna.

Sembra una banalità, ma non lo è affatto per una regione come il Lazio dove gli obiettori di coscienza sono il 90 per cento dei medici . In un paese come l’Italia in cui al posto delle informazioni sulla contraccezione si possono trovare, nei consultori, i volantini-shock del movimento per la vita . In un sistema in cui i ginecologi arrivano a negare anche solo un’indicazione sul percorso e le strutture disponibili, come ha raccontato “l’Espresso” nello speciale ” Aborti impossibili “.

Per questo, le frasi contenute nell’allegato “uno” del decreto sui consultori familiari voluto dal governatore Zingaretti sono un segnale importante a difesa della legge 194, che dal 1978 dovrebbe garantire alle donne la possibilità di abortire in sicurezza ma che in realtà oggi è difesa e sostenuta solo grazie ai volontari .

«In merito all’esercizio dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi», si legge nel decreto: «si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel consultorio familiare non è coinvolto direttamente nell’effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg».

Il dovere di garantire le cure nei consultori riguarda anche la contraccezione. «Per analogo motivo», continua infatti il decreto: «il personale operante è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici», come la spirale. Scontato? Non tanto, come raccontava un’inchiesta de “l’Espresso” pochi mesi fa.

Di Francesca Sironi.

Aborto, il Consiglio d’Europa boccia l’Italia: “Viola i diritti delle donne”.

11 Mar

Questo articolo è stato pubblicato su Il fatto quotidiano del 9 marzo 2014.

“A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza“. Dopo quasi un anno e mezzo di attesa, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa si esprime in merito al ricorso, presentato nel novembre 2012 dalla Cgil insieme ad altre associazioni, tra cui l’International planned parenthood federation european network’ (Ippf).

Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – che rende noto il documento europeo – “è un atto forte che sancisce un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne: quello della libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, con un’assistenza sanitaria adeguata, come prevede la legge”. Una risposta, fa sapere la Cgil, che sancisce come “l’Italia violi i diritti stabiliti dalla legge 194, l’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della norma”. Secondo la leader della Cgil “che proprio oggi, nella Giornata internazionale della donna, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa abbia ufficialmente riconosciuto la violazione dei diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza, ha poi un grande valore, anche simbolico. A dimostrazione che i diritti non sono irreversibili e che, specialmente quando vengono messi in discussione con tanta perseveranza, richiedono altrettanta determinazione. E’ questo – conclude Camusso – il messaggio più significativo che possiamo oggi trasmettere alle giovani generazioni”.

Il ministero della Salute risponde con una nota: “In Italia il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi trent’anni si è dimezzato, passando da 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1.7 “, si legge nel documento che ripropone un dato già contestato dalla Laiga – Appare difficile, a fronte di tali dati, sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l’accesso all’Ivg. Il ministero comunque ha già avviato, insieme alle regioni, un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso Ivg, e anche ogni singolo consultorio: le schede di raccolta dati, concordate nell’ambito di un tavolo tecnico ministero-regioni, sono già state inviate alle singole regioni, che le stanno elaborando. Il ministero valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, per effettuare delle controdeduzioni”.

Sull’argomento interviene anche la deputata di Ncd Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute durante il governo Berlusconi IV, nel periodo tra il 15 dicembre 2009 e 16 novembre 2011. Per l’ex radicale “il documento è un pronunciamento del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani”. Il Comitato europeo dei diritti sociali è poi, secondo la deputata del nuovo Centrodestra “un oscuro organismo del Consiglio d’Europa che ha emanato un documento contro l’Italia sostenendo che il numero dei medici obiettori impedisce l’attuazione della 194 – scrive in un comunicato – Va ricordato però che proprio il Consiglio d’Europa il 7 ottobre 2010 ha approvato una risoluzione che difende con grande forza il diritto all’obiezione e lo estende non solo alle persone ma addirittura alle istituzioni“. Poi anche Eugenia Roccella utilizza il dato contestato dalla Laiga: “Va ricordato anche che secondo l’ultima relazione al parlamento sulla 194, il carico di lavoro per i ginecologi che fanno gli aborti (cioè i non obiettori) è soltanto di 1.7 interventi a settimana, considerando tra l’altro, in un anno, soltanto 44 settimane lavorative. Il pronunciamento di oggi appare dunque del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani (che pure sono facilmente accessibili) e di una volontà strumentale da parte dell’Ippf di attaccare l’Italia”.

Un’interessante riflessione del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” sull’interruzione del servizio di IVG a Jesi.

23 Feb

Questo articolo è stato pubblicato sul http://cslfabbri.blogspot.it il 22 febbraio 2014.

fabbritarg03piccoloPari opportunità. Renzi ha fatto un governo dicendo di rispettare questo principio, ed ha nominato otto ministri uomini e altrettante donne. Probabilmente così non è in merito al servizio di IVG che non prevede “pari opportunità”, almeno sul piano dell’offerta, fra obiettori e non obiettori presenti in un dato territorio.

I ritardi, la disorganizzazione, le scuse di vario genere non rendono merito né degli alti stipendi di chi, manager, deve provvedere alla governance della sanità territoriale, né di chi deve vedere tutelato un diritto universale, quello ad essere individuo e non semplice contenitore per fare figli che, in caso contrario, deve aspettare, angosciarsi, girarsi mezza provincia (se non mezza regione) per poter scegliere liberamente di essere o meno madre. Pari opportunità si diceva, specie nei confronti di quelle donne più fragili: minori, povere, ignoranti (nel senso della bassa istruzione) straniere.

Un sistema universalista come quello italiano, continua insomma a fare di tutto per perpetuare disuguaglianze nella salute, nei diritti, nell’offerta e nell’accesso ai servizi. Chissà se Jesi, al pari dello sport, sarà d’esempio anche nell’antiabortismo che sta dilagando in Italia e in Europa.

In questo caso però c’è ben poco da vantarsi, ma solo da mobilitarsi tutte e tutti per impedire che un diritto di libertà venga cancellato, portando le donne italiane indietro di anni. Mobilitarsi tutti e tutte, dal basso, in attesa che le tre parlamentari elette in Vallesina, in quanto donne che fanno politica, facciano sentire la loro voce a difesa di un diritto vergognosamente attaccato.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
Gruppo “Michele Bakunin” – Jesi
Gruppo “Francisco Ferrer” – Chiaravalle

La beffa dell’Asur Marche

20 Feb

«In merito agli articoli apparsi sulla stampa, relativi alle interruzioni delle gravidanze all’ospedale di Jesi, la Direzione dell’Area Vasta 2 specifica che sono già state impartite le disposizioni per continuare a garantire il Servizio con personale medico dell’Ospedale di Fabriano, senza alcuna interruzione dell’attività.

Il Servizio di IVG è stato assicurato fino a tutto dicembre 2013 grazie all’invio quindicinale di un medico dell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Fabriano, in quanto presso l’Ospedale di Jesi i medici sono tutti obiettori.

Poiché il relativo contratto era scaduto, è stato dato mandato di procedere ad un nuovo avviso, al fine di ricoprire quanto prima il Servizio di cui trattasi, che, nel frattempo non verrà comunque interrotto.

Si ringrazia per la cortese collaborazione».

IL DIRIGENTE AREA COMUNICAZIONE ASUR

(Dott. Alberto Lanari)

 

La nota stampa dell’Asur in risposta alla nostra denuncia della nuova interruzione del servizio di IVG all’ospedale di Jesi suona come una beffa. Il dott. Lanari forse non si rende conto di ciò che ha scritto: l’ultima giornata di interventi di IVG risale a metà dicembre, perciò l’attività è interrotta da ben 2 mesi.

La scadenza del contratto (dicembre 2013) era ben nota ai vertici dell’Asur già dal marzo 2013, quando fu firmato il provvedimento con il personale medico dell’Ospedale di Fabriano.

Il fatto che l’Asur stia impiegando già due mesi per rinnovare un contratto che garantisce il rispetto di una legge dello Stato è del tutto ingiustificato, inaccettabile e configura ipotesi di interruzione di pubblico servizio e responsabilità dei vertici dell’Asur e della Regione Marche.

Il dott. Lanari deve quindi spiegare perché l’Asur non abbia proceduto, entro il 31 dicembre 2013, al rinnovo del contratto. Se il contratto avesse riguardato un altro tipo di intervento, l’Asur si sarebbe permessa tale negligente e colposo atteggiamento?

Al nostro indirizzo mail stanno arrivando richieste di informazioni da parte di donne in difficoltà nel trovare garanzie su come e dove poter effettuare gli interventi di IVG, a conferma di quanto sta accadendo e del disagio che questa situazione sta provocando. Chiediamo al direttore generale dell’Asur Dr. Gianni Genga, al Direttore Sanitario Dr. Alessandro Marini e all’Assessore alla Sanità della Regione Marche Almerino Mezzolani (PD) se, di fronte alla salute delle donne, si possa continuare a sostenere che questi siano tempi leciti e rispettosi.

Ovviamente la domanda è retorica.

JESI DI NUOVO FUORI LEGGE (194)

17 Feb

«All’ospedale di Jesi non si effettuano interventi di interruzione volontaria di gravidanza da gennaio di quest’anno, posso darle l’appuntamento per la certificazione ma per l’intervento dovrà rivolgersi agli ospedali di San Severino o di Ascoli Piceno, vuole i contatti?»

ImmagineNon è un dejà vu: questa è la risposta che una donna ha ricevuto, lunedì scorso, rivolgendosi al consultorio di Jesi. A distanza di un anno, nel nostro ospedale il servizio di IVG è stato nuovamente sospeso, nell’indifferenza delle istituzioni locali e in sprezzo dell’articolo 9 della legge 194/78 che vieta esplicitamente l’obiezione di struttura, a garanzia del diritto di scelta della donna sulla sua salute riproduttiva. Una situazione già di per sé inaccettabile, a cui si aggiunge un altro episodio gravissimo, ma egualmente passato in sordina, che coinvolge ancora una volta il nostro consultorio: come denunciato dal consigliere regionale della Federazione della Sinistra Bucciarelli in un’interrogazione del 31 gennaio, ad essere sospeso da gennaio 2014 è anche il servizio di mediazione culturale che, rivolgendosi soprattutto donne e bambini, consentiva l’accompagnamento degli immigrati nei loro percorsi sanitari, favorendo l’integrazione, il rispetto del d.lgs. 288/99 e l’accesso ai servizi socio-sanitari.

Il Collettivo Via Libera 194 chiede con forza a Regione Marche, Asur a Comune di Jesi di risolvere una volta per tutte tali disservizi che, di nuovo, impediscono a noi cittadini di vedere garantiti i nostri diritti.

Ricordiamo che l’attività sociosanitaria rivolta alle donne, alle coppie e alle famiglie a tutela della maternità, per la procreazione responsabile e l’interruzione di gravidanza rientra tra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire, come stabilito dall’allegato 1 del DPCM 29 novembre 2001 “Definizione dei Livelli essenziali di assistenza”.

A differenza di un anno fa, il “Collettivo Via Libera 194” avanza tali richieste a nome dei 4121 cittadini e dei 58 soggetti co-promotori che hanno firmato e sostenuto la petizione per la piena applicazione della legge 194/78, rivolta alla Regione Marche e consegnata lo scorso 19 dicembre 2013 al Presidente della Giunta regionale, al Presidente del Consiglio regionale e al Presidente della V Commissione consiliare permanente.

Non abbiamo ricevuto notizie dalla Regione Marche in merito a come si intendesse procedere riguardo alle richieste della petizione. Apprendiamo oggi che l’Ospedale di Jesi, decidendo di sospendere il servizio di IVG, sceglie di tornare ad operare nell’illegalità.

Di quel che è successo il 21 settembre: un resoconto

28 Set

Sabato 21 settembre alla Casa delle Culture di Ancona si è svolto l’incontro Legge 194. Obiezione senza coscienza, evento conclusivo della nostra campagna di raccolta firme per la petizione sulla piena applicazione della legge 194. La partecipazione è stata ampia, illuminanti gli interventi dei relatori nella prima parte della serata ed emozionanti quelli degli artisti nella seconda. Vogliamo condividere con voi il racconto di quel giorno e rendere partecipe chi non c’era dell’atmosfera che abbiamo respirato.

foto pubblico

La nostra giornata è iniziata al mattino ed è proseguita fin nel primo pomeriggio con la sistemazione della strumentazione tecnica, l’organizzazione degli spazi e il ripasso della scaletta.

provetecnicheMolte le esigenze tecniche, visto che avevamo due collegamenti via skype e la messa in onda di brani da un’intervista registrata. Poi l’arrivo delle performer, che avrebbero presentato i loro contributi sul tema della 194 e della donna in generale, e della dj con il suo sound check. Non avremmo saputo dove mettere le mani se non ci avessero aiutato GIANLUCA e FEDERICO dell’Associazione Culturale Reasonanz: senza di loro l’evento sarebbe stato una semplice chiacchierata al buio o quasi fra pochi intimi, senza skype, senza slide, senza dj, senza luci per le performer, senza un sacco di altra roba.

La tensione sabato si è fatta sentire, ma il risultato è stato eccellente, con una grande affluenza di pubblico e con una maggiore informazione sulla legge 194 e sulla piaga dell’obiezione di coscienza. Il tutto, come dicevamo, per celebrare la conclusione della raccolta firme per la petizione regionale che il Collettivo ha lanciato lo scorso maggio.

foto firme

Ma andiamo per ordine. Il dibattito.

obiezione grafico

Il Collettivo ha aperto con una breve riflessione sulla legge 194, che, come mostra il volantino dell’evento, è stata ed è tuttora una legge stropicciata perché applicata male e spesso svuotata di senso. A questo è seguito un intervento del COMITATO 13 FEBBRAIO SNOQ di Ancona che ha sottolineato l’importanza dell’autodeterminazione femminile per l’approvazione della legge. Poi si è entrati nel merito, con un tuffo nei dati emersi dalla Relazione del Ministero della Salute riguardanti l’applicazione della Legge 194 e l’obiezione di coscienza (dati definitivi relativi al 2011), illustrati dal ricercatore Fossa. Riassumiamo, per chi non era presente al dibattito, quelli che abbiamo discusso durante la serata: anche per il 2011 il trend delle IVG in Italia è stato in lieve diminuzione, al contrario l’obiezione di coscienza rimane stabile su percentuali molto alte (69,3% dei ginecologi, cioè più di 2 su 3, in media), 1/3 delle interruzioni di gravidanza è richiesto da donne con cittadinanza non italiana, sempre più interventi vengono effettuati tramite aborto farmacologico e le Marche sono l’unica regione a non utilizzare questa tecnica.

foto anna pompiliAbbiamo chiesto un commento alla nostra ospite ANNA POMPILI ginecologa di LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della legge 194), che ha preso subito le distanze dai toni ottimistici utilizzati dalla ministra Lorenzin nella Relazione sull’applicazione della legge 194. Ci sono diverse criticità in questo documento, ha spiegato Pompili: innanzitutto i dati dovrebbero essere diramati annualmente nel mese di febbraio, mentre quest’anno, per esempio, sono usciti a settembre. Inoltre, la grave, ricorrente oltre che illegale “obiezione di struttura” non viene neanche menzionata nella relazione, a dimostrazione del fatto che vi è forse una tacita accettazione di questo stato di cose da parte del Governo. Infine, non ci sono indagini recenti sul fenomeno degli aborti effettuati al di fuori della legge 194 (aborti clandestini) e i soli dati a riguardo citati nella Relazione si riferiscono al 2005 (15.000 aborti clandestini). Tutto questo rende la fotografia dello stato dell’applicazione della legge in Italia piuttosto sfocata e poco aderente alla realtà.

foto lalli

È stata poi la volta del collegamento Skype con CHIARA LALLI, filosofa e giornalista prolifica riguardo al tema, autrice di diverse pubblicazioni su questioni di bioetica tra cui i recenti C’è chi dice no – dalla leva all’aborto come cambia l’obiezione di coscienza (Il Saggiatore, 2011) e A. La verità, vi prego, sull’aborto (Fandango, 2013). Alla domanda, apparentemente banale, «Cos’è l’obiezione di coscienza?», Lalli ha risposto che si tratta di una specie di anomalia, in quanto è un’opzione presente dentro a una legge e non un comportamento in sua opposizione, infatti l’articolo 9 della legge da un lato obbliga i medici a eseguire le IVG, dall’altro permette loro di sottrarsi a questo dovere. Ciò ha creato una situazione contraddittoria che spesso sfocia nella disapplicazione della legge stessa.  Proseguendo nell’analisi del fenomeno dell’obiezione di coscienza, ci siamo soffermati a riflettere sulla distanza sottile che corre tra l’interruzione di pubblico servizio e i disagi causati dalle attese interminabili dovute alla mancanza di personale non obiettore, o il doversi spostare da una provincia all’altra in cerca di un ospedale in grado di rispondere alla richiesta di IVG.

Chiara Lalli ha proseguito affrontando un tema caldo di questo periodo (ne abbiamo parlato qui), e cioè l’indebito esercizio dell’obiezione di coscienza rispetto alla contraccezione d’emergenza. Come abbiamo più volte scritto anche noi nel blog (repetita iuvant) l’obiezione di coscienza non può essere sollevata per la cosiddetta pillola del giorno dopo, in quanto in quel caso non si ha a che fare con un farmaco abortivo, bensì con un anticoncezionale. A tal proposito, Lalli ci ha invitato a leggere i proposition paper della Società Italiana per la Contraccezione, che qui vi linkiamo:

http://www.sicontraccezione.it/pubblicazioni/pdf/SICSMICpositionpaper20aprile2013.pdf

Questo ci porta a ribadire che l’articolo 9 della legge 194, in cui si autorizza l’obiezione di coscienza, viene interpretato in modo approssimativo ed ha ricadute pesanti sulla libertà di scelta delle donne, non solo in fatto di IVG.

foto de zordo

Il secondo collegamento Skype è stato effettuato con l’antropologa SILVIA DE ZORDO, ricercatrice presso l’Università di Barcellona. Silvia sta scrivendo, in qualità di co-autrice, un libro sull’aborto dal titolo “A Right that Isn’t” (Un diritto che non è). Nel suo articolato intervento, De Zordo ci ha illustrato i risultati di una ricerca sul campo che ha condotto presso quattro ospedali pubblici, due a Roma e due a Milano. Ha intervistato ginecologi e altri operatori del settore per capire come si rapportano alla legge 194. Il risultato è molto interessante e designa una conoscenza non molto approfondita della legge che viene sentita come un qualcosa di distante da parte dei medici. Medici che, in molti casi, obiettano non tanto per una solida ragione morale, quanto per il clima che si è creato attorno alla legge e alla ricorrente ghettizzazione dei non obiettori. Uno dei discorsi più interessanti di De Zordo è quello incentrato sul termine ‘coscienza’ che dobbiamo considerare presente non solo dalla parte del medico obiettore ma anche dalla parte del non obiettore, perché, è sempre bene ricordarlo, anche chi non obietta fa una scelta “di coscienza”. È un passaggio di senso fondamentale per ridare spessore alla figura del ginecologo non obiettore che altrimenti, nell’immaginario collettivo, rischia di assumere i connotati di una persona immorale, non attenta al “bene” delle sue pazienti.

Dopo Silvia De Zordo abbiamo lasciato la parola ad ANNA POMPILI e il dibattito si è acceso: ginecologa tanto comunicativa quanto battagliera, Pompili ci ha portato la sua testimonianza di non obiettrice, informandoci sulle ultime iniziative di LAIGA in campo di assistenza legale alle donne che fanno richiesta di IVG e rispondendo alle numerose domande del pubblico. Di RU486 ha parlato molto, sottolineando la necessità che anche la Regione Marche si doti di questo farmaco (punto 4 della nostra petizione), così come ha più volte ribadito la necessità di fare rete per una mobilitazione capillare attorno alla difesa della legge 194.

Ad arricchire il dibattito sono stati anche gli interventi del Prof. CARLO FLAMIGNI, luminare in materia di sessualità, riproduzione, contraccezione e legge 194.  Il Collettivo via Libera 194, insieme a Fossarello e a MARCO BIONDI dell’Uaar, gli ha rivolto un’intervista telefonica di cui abbiamo ascoltato alcuni estratti. Nel primo intervento, sulla RU486, Flamigni mette a tacere ogni dubbio sulla supposta pericolosità dell’aborto farmacologico citando dati internazionali sulle percentuali di insuccesso di questa tecnica che risultano molto basse (meno del 5%) e invitando a riflettere sul fatto che i rischi collegati a un’anestesia sono di gran lunga maggiori rispetto a quelli che si corrono per l’assunzione del farmaco abortivo.

Nel secondo intervento Flamigni risponde alla nostra domanda, formulata anche dal pubblico durante il dibattito: «È possibile rendere pubblica l’obiezione di coscienza?» Per ascoltare la risposta, cliccate sul video:

Flamigniplay

L’evento si è concluso con la testimonianza di ROBERTA, un’ostetrica dell’ospedale di Jesi, città che da luglio 2012 a marzo 2013 ha subito le conseguenze di una vera e propria “obiezione di struttura”, risolta solo in via precaria e parziale dalla Regione. Roberta ha portato a conoscenza del pubblico presente in sala le attività ad oggi svolte dal Consultorio di Jesi.

foto la sciamana

Un ironico riferimento a VIOLATA, la ridicola statua dedicata alle donne vittime di violenza che la Commissione Pari Opportunità della Regione Marche ha eretto ad Ancona, ha sancito l’inizio dell’apericena che è stato il momento dei commenti, del buon cibo di EQUO&BIO e della bella musica della dj LA SCIAMANA che ci ha deliziato con la sua sofisticata selezione di vinili.


Le performance.

A questo momento di convivialità è seguito il silenzio, l’atmosfera si è fatta particolarmente intensa per la sezione dedicata alle letture, performance e videoproiezioni sulla 194 e non solo.

foto carnaroli

Ha aperto le danze una strepitosa ALESSANDRA CARNAROLI, poeta impegnata e dotta che con voce ferma e sicura ha letto alcuni dei suoi testi, testi forti, testi che mettono a nudo le contraddizioni di cui si parlava nel dibattito, come l’ignoranza di certa politica e la violenza cieca di chi stupra una donna. Spesso i suoi componimenti si ispirano ai fatti di cronaca e scavano dentro le ferite profonde che essi perpetrano.

foto aradiaDopo Carnaroli il gruppo ARADIA ha presentato Layla vuole uscire dalla scatola, una performance di teatro danza dove la metafora della scatola rappresenta le barriere che limitano la libertà femminile. Le due performer vestite di nero si sono succedute in movimenti minimi ed efficaci in scene dove oggetti come un nastro o un velo da sposa tendeva ad ingabbiarle.

Poi il primo video documentario, Legge 194: Cosa vogliono le donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti, promosso da Usciamo dal silenzio, dalla Libera Università delle Donne e dai Consultori Privati Laici. Un bel viaggio attorno alla legge e alle lotte che hanno portato alla sua approvazione.

foto meri bracalenteDi seguito un nuovo cambio di atmosfera con la voce dolce e sapiente di MERI BRACALENTE, del Teatro Rebis di Macerata, che ha letto una parte dell’introduzione del libro di Chiara Lalli. Un gesto della mano, una pausa, un’alterazione nel tono della voce, tutti dettagli che hanno fatto di questo momento un momento carico di emozioni.

foto binjuDEBORA BINCI, in arte BINJU, ha invece proposto un monologo semibuffo di una ginecologa obiettrice, dando una visione ironica del problema. E l’ironia è importante perché mostra lati della questione che altrimenti resterebbero in ombra. Binju si è ispirata ad un articolo che ha letto e che si distingueva per un italiano arzigogolato e incomprensibile. La sua ginecologa sembra sicura della sua scelta, ma i tic del suo corpo rivelano un’inquietudine sospetta. Binju rende magistralmente questo aspetto con la pallina blu antistress manipolata in modo quasi isterico dal suo personaggio.

foto silvia paglioni

Ed infine SILVIA PAGLIONI con la lettura di un monologo, Chiamatemi strega, che Barbara Giorgi scrisse per Franca Rame. La splendida voce di Paglioni, vellutata ma decisa, ci prende per mano attraverso il testo potente di Giorgi e ci riporta laddove il nostro percorso è idealmente iniziato, nell’autodeterminazione femminile, nella convinzione che le donne debbano poter godere della libertà di scegliere sul proprio corpo.

A seguire due ultime videoproiezioni: il documentario La mia scelta viene prima del Collettivo di Venezia Vengo Prima che mostra la vicissitudini kafkiane e surreali di una donna che intende abortire ma che si scontra con gli aspetti più duri della disapplicazione della legge, come personale ostile, obiettori e la disarmante superficialità di fronte al dolore altrui; a chiudere un breve estratto del documentario Viaggio nel ‘900 delle donne – Una storia politica, per la regia di Nella Condorelli, a cura dell’UDI romana La Goccia.

Grazie per aver partecipato.

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Legge 194: letture e performance dell’evento

20 Set

Legge 194: Obiezione senza coscienza.

Firma la petizione per non tornare indietro.

A 35 anni dalla sua applicazioe facciamo il punto sullo stato di salute della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

C’è un’arte scollata dalla politica, un’arte che volteggia in un iperuranio a se stante, un mondo rarefatto che poco si cura di ciò che lo circonda e c’è un’arte che sta nel mondo, di quel mondo si ciba e si nutre, a quel mondo fa costante riferimento, mostrandone contraddizioni e bellezze. Prendiamo la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, prendiamo la condizione femminile. Se ne parla tantissimo, a volte anche a sproposito, ma l’arte che alcuni definiscono ‘civile’, altri ‘impegnata’, è in grado di darne una visione stratificata, intensa e provocatoria.

A tal proposito, domani, sabato 21 settembre dalle ore 21 circa, questo secondo tipo di arte vivrà un suo momento importante nella seconda parte dell’evento Legge 194: Obiezione senza coscienza. Forma la petizione per non tornare indietro, organizzato dal Collettivo Via Libera 194 in collaborazione con le sezioni locali di SNOQ (Se Non Ora Quando), Comitato 13 febbraio e dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), presso la Casa delle Culture di Ancona. Evento che si aprirà con un dibattito assieme ad esperti e operatori del settore. Evento che è anche l’ultima tappa per la raccolta firme della petizione che il Collettivo ha lanciato in difesa della legge.

La prima a parlare sarà la poeta e scrittrice Alessandra Carnaroli che leggerà alcune sue poesie sull’aborto e sul femminicidio. Lo stile di Carnaroli è dirompente, crudo e mai scontato. Le parole nei suoi testi si rincorrono, si appiccicano e spezzano per ricomporsi in inusuali immagini di senso. In particolare sul femminicidio Carnaroli ha pubblicato il libro Femminimondo (2011) edito da Polimata.

Seguirà una performance di teatro/teatro danza dell’associazione Aradia, intitolata Layla vuole uscire dalla scatola, dove gli stereotipi in cui vengono intrappolate le donn sono esemplificate dalla metafora della scatola, “simbolo di una struttura limitante”, che assume di volta in volta la forma di un velo da sposa, un corpetto taglia 42 o un paio di scarpe coi tacchi.

Poi vi sarà Meri Bracalente che leggerà un estratto dal libro di Chiara Lalli, C’è chi dice no – dalla leva all’aborto come cambia l’obiezione di coscienza (2011). Bracalente fa parte del Teatro Rebis di Macerata che dal 2003 produce spettacoli incentrati sulla sperimentazione linguistica in ambito teatrale e performativo. L’estratto in questione fa riferimento alla figura di Antigone, protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle, che in più di un’occasione è stata presa come esempio per sostenere la validità dell’obiezione di coscienza, nonostante la sua scelta sia molto diversa da quella portata avanti dagli obiettori. La sua scelta, infatti comporta una conseguenza radicale, che è la morte, una conseguenza di cui ella è pienamente consapevole, mentre se un medico diviene obiettore, non vi è nessuna conseguenza particolare per la sua persona, anzi spesso vi è un avanzamento di carriera.

A seguire vi sarà l’attrice e drammaturga Debora Binci, in arte Binju, che proporrà un monologo semibuffo ispirato ad una ginecologa obiettrice, un taglio che si prefigura interessante, soprattutto alla luce del dibattito previsto per il pomeriggio. Binju fa parte del gruppo teatrale ReSpirale Teatro. Teatro solubile ad alta digeribilità ed ha una formazione poliedrica che spazia dalla Commedia dell’Arte al teatro alla danza indiana Bharata Natyam.

A chiudere in bellezza la serata vi sarà Silvia Paglioni, la cui formazione include la performance e il teatro sia di parola che fisico. Paglioni si è già occupata di tematiche femminili con lo spettacolo Monoluoghi, fatto assieme ad altre tre attrici, che ha girato nei teatri di Ancona lo scorso inverno. Proporrà un breve monologo, ripreso da Chiamatemi strega che Barbara Giorgi scrisse per Franca Rame e che Paglioni ha rielaborato in alcuni passi. Concludere la serata con un riferimento, oseremmo dire un saluto immaginario, a Franca Rame non potrà che essere di buon auspicio per la Legge 194 e la sua piena applicazione!

21settembre