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CGIL Territoriale di Ancona per la 194

13 Mag

nuova adesione

Ci è appena arrivata la conferma di un’altra importante adesione: anche la CGIL Territoriale di Ancona è tra i co-promotori della petizione promossa dal Collettivo via Libera 194.

Firmiamo e facciamo firmare!

#SAVE194

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A Jesi cancellata la 194

24 Gen

Riportiamo l’articolo di Valentina Valentini da dirittidistorti.it del 10 settembre 2012

di Valentina Valentini – Il servizio di interruzione volontario di gravidanza è stato sospeso all’ospedale di Jesi, provincia di Ancona, perché tutti i dieci ginecologi in servizio si sono dichiarati obiettori di coscienza, rifiutandosi di praticare aborti volontari.

Medici che rifiutano di compiere il proprio dovere, mancata attuazione della legge 194/78, donne che si vedono negato il diritto di scelta e autodeterminazione. Riesplode così la polemica sui medici obiettori, a breve distanza dall’analogo caso di Fano. Tanto che la Cgil ricorda che, secondo i dati dell’ultima relazione annuale del Ministero della Salute, già nel 2009, afronte di 2.458 interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne residenti nelle Marche, il 24,7% degli interventi sono stati fatti fuori provincia e il 9,9% fuori regione: percentuali pari quasi al doppio rispetto alla media nazionale. Sempre secondo l’ultima relazione del ministero, nelle Marche gli obiettori di coscienza, di poco inferiori alla media nazionale, costituiscono il 62% dei medici, il 50% degli anestesisti e il 43% del personale non medico.

Sulla situazione di Jesi è tempestivamente intervenuto l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani per “garantire che nei prossimi giorni possa operare un medico non obiettore proveniente dall’ospedale di Fabriano”. Ma questa risposta temporanea al problema non può essere la soluzione, bisogna risolvere una volta per tutta il problema dell’obiezione di coscienza. L’Italia non è certo uno Stato confessionale, almeno formalmente, ed ha delle leggi che devono essere rispettate da tutti, anche dai medici! Le convinzioni religiose non possono impedire ai di svolgere il proprio lavoro e ai pazienti di esercitare i propri diritti.
“C’ è una legge dello Stato, non una “piccola storia ignobile”, come cantava Guccini, patto fra le donne e medici abortisti – sottolinea Lisa Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di donna – È qualcosa votato dal nostro Parlamento e riconfermato da un referendum popolare. Un diritto alla salute, alla vita delle donne. Questo è il significato della Legge 194/78, come quello della contraccezione, dell’educazione sessuale. Un ultima riflessione: come fanno i medici obiettori di coscienza a effettuare l’amniocentesi, che può provocare un aborto, anche su un feto sano, e che serve comunque a interrompere la gravidanza in caso di malattia, e poi ad inviare le donne altrove dicendo, a bassa voce, o con orgoglio «qui queste cose non si fanno», oppure «io non me ne occupo»?. Un po’ di coerenza è chiedere troppo?

di Valentina Valentini da dirittidistorti.it 10 set 2012


La CGIL Marche denuncia la sospensione del diritto all’IVG nell’ospedale di Jesi

23 Gen

Settembre 2012. Sei mesi fa.

In un comunicato del 7 settembre 2012 (LEGGI), Daniela Barbaresi (segretaria CGIL Marche) e Alessandro Pertoldi (segretario generale Funzione Pubblica CGIL Marche) denunciavano la sospensione dello stato di diritto per le donne che avessero voluto interrompere volontariamente la gravidanza nell’ospedale di Jesi.

A rischio era ed è tutt’ora la concreta attuazione della legge 194/1978 con il conseguente effetto di mettere in pericolo la salute delle donne e i loro diritti.

Già a settembre l’assessore regionale Mezzolani tranquillizzava i cittadini garantendo come soluzione d’emergenza l’invio di un ginicologo non obiettore proveniente dall’ospedale di Fabriano il quale avrebbe dovuto effettuare gli interventi di IVG anche nel nostro ospedale.

La stessa promessa è stata ripetuta nei mesi successivi ma il medico non è mai arrivato.

Nel suo comunicato, la CGIL chiedeva alla Regione “di garantire adeguatamente sul territorio tutti i servizi previsti dalla legge necessari a tutelare la salute e i diritti delle donne, e nell’ambito del confronto avviato sull’attuazione del piano Socio Sanitario e sui Piani d’area vasta, di aprire uno specifico approfondimento su queste tematiche per verificare l’effettivo stato d’attuazione della legge 194/78 nel territorio marchigiano, compresa la somministrazione della pillola RU486, e più in generale sulla situazione e sul funzionamento dei consultori“.

Non possiamo che sottoscrivre e rinnovare questa richiesta alla Regione Marche ribadendo l’urgenza di trovare soluzioni pratiche e immediate per il pieno ripristino del servizio, perché in un Paese civile come dovrebbe essere il nostro le donne non vedano negato un loro diritto.