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UDI: L’obiezione di coscienza tra scelte individuali e responsabilità pubbliche.

1 Feb
Comunicati UDI – Comunicati 2012

L‘obiezione di coscienza  nella Legge 194 è “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” diritto quindi della persona e non della struttura.

Come UDI (UNIONE DONNE IN ITALIA) abbiamo  sempre sostenuto che l’autodeterminazione delle donne  trova di fronte a sé pubbliche responsabilità  come previsto dalla Legge 194.
Abbiamo detto che noi  sappiamo di avere dei diritti. Loro fingono di non avere dei doveri.

Per legge  le strutture sanitarie hanno l’obbligo di garantire gli interventi di interruzione di gravidanza, siano essi volontari o terapeutici.  Ai singoli, siano essi  medici, infermieri o ausiliari è garantito di potersi avvalere della “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” denominata obiezione di coscienza.

Quanto è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, questa ha, anzi, l’obbligo di garantire la erogazione delle prestazioni sanitarie per quanto riguarda sia la Legge 194 che la Legge 40.

 

Bisogna chiamare i comportamenti con il loro nome e dunque togliere “l’aura di santità” a chi si astiene per un proprio interesse da una attività professionale prevista da una Legge dello Stato a favore di altri.
Bisogna chiedersi quanto costa alla comunità questa astensione generalizzata in tutti gli enti ospedalieri italiani da Bolzano a Siracusa.
Bisogna proporre di individuare “lavori socialmente utili”, come per i disoccupati, per i ginecologi OBIETTORI, e tutti coloro che  vengono remunerati con denari pubblici per poi astenersi dallo svolgere un pubblico servizio.
Chiediamo non solo il rispetto di un diritto ma anche  il ripristino della legalità.

Pretendiamo la fine dello spreco di risorse pubbliche che sottrae efficacia ed efficienza a chi chiede interventi sanitari e nel contempo arricchisce chi non lavora e a cui nessuno ha mai chiesto di adoperarsi, nel tempo del non lavoro, ad altre attività o lavori di pubblico interesse.
Occorre uscire dal rapporto medico-paziente e rimanere nel rapporto tra paziente e struttura sanitaria dopo di che il problema della astensione dalle prestazioni di lavoro, così come delle ferie, dei permessi, della malattia dei dipendenti, ecc. rimane un problema della struttura sanitaria che deve adoperarsi per risolverlo anche attraverso la assunzione di personale non obiettore,  che tale rimanga, al fine di garantire il servizio previsto nella struttura medesima.

L’art. 9 della Legge 194 è esplicito al riguardo: “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono in ogni caso tenuti ad assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”. Tutto il predetto articolo di legge dispone espressamente che la Regione  “ controlla e garantisce la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.
Riteniamo dunque, in tema di interlocutori e di obiettivi, di poter assumere  come nostro compito il chiedere conto sia alla singola struttura che alla Regione di “controllare e garantire la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.
La mobilitazione contro l’abuso dell’obiezione di coscienza è un modo di riaffermare i diritti partendo dai doveri, restituendo alla funzione pubblica la propria responsabilità e alle donne la sovranità sul proprio corpo e la  propria vita.

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