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Firme per la 194: oggi ad Ascoli con AIED.

22 Giu

imageASCOLI PICENO – Oggi alle 18:00 presso la Sala della Ragione del Palazzo dei Capitani, Aied presenta il libro di Marco Sani Storie di aborto – dalla criminalità alla legalità (C’era una volta edizioni).

Durante la presentazione del volume sarà possibile firmare la petizione per richiedere la corretta applicazione della legge 194 nella nostra Regione.
PUNTO194: oltre all’evento di oggi pomeriggio, vi invitiamo a firmare la petizione presso la sede Aied, in via Asiago 2 (AP), dal lunedì al venerdì .
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5 possibili soluzioni per la piena efficienza del servizio pubblico di IVG

6 Feb

Fonte: AIED

Garantire la piena applicazione della legge 194 senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare”. Sono queste le parole con cui il Mario Puiatti (presidente dell’Aied) e Filomena Gallo (segretaria dell’Associazione Luca Coscioni) accompagnano il documento sulle possibili soluzioni da adottare a garanzia della piena efficienza del servizio pubblico di IVG, inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni.

Il documento è stato inviato il 6 giugno 2012 a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni.

Le 5 proposte sono:

    • Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
    • Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
    • Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG.
    • Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
    • Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

Le soluzioni proposte da Aied e Associazione Luca Coscioni sono state esposte al convegno “Obiezione di coscienza in Italia” svoltosi a Roma il 22 maggio 2012.

Leggi la SCHEDA RIASSUNTIVA del convegno.

AIED: Per Jesi e per le Marche occorre soluzione che garantisca applicazione legge 194

1 Feb

Fonte: Aied 

Il caso di Jesi non è l’unico in Italia e rende evidente come in alcune regioni il servizio dell’interruzione di gravidanza è nella pratica inesistente, come da tempo ormai denunciato da molte organizzazioni e operatori del settore.

In particolare le Marche, piccola regione con un tasso di abortività (numero di aborti per mille donne in età fertile) tra i più bassi in Italia e in Europa, si distingue per problematicità.

Il numero totale di interventi è relativamente basso, meno di 2500 l’anno e costantemente in calo, eppure un servizio essenziale viene spesso disatteso o reso difficile e penoso.

“Negli anni in cui l’aborto farmacologico era sperimentale – dichiara Laura Olimpi, Presidente della sezione AIED di Ascoli Piceno – la regione era una delle poche ad aver avviato la sperimentazione ed a consentire quindi alle donne che lo volevano di evitare l’aborto chirurgico, quando possibile; ora che la RU486 è stata finalmente autorizzata al commercio anche in Italia, la Regione si è guardata bene dal redigere le linee guida e quindi nessun ospedale ha ancora iniziato ad usarla.

In un’intera provincia, quella di Fermo, la legge 194 è totalmente disattesa e praticamente da sempre non si effettuano interventi nel locale ospedale.

Dove qualche ginecologo non obiettore si trova viene praticato una specie di numero chiuso, con un tetto massimo di interventi a settimana sempre più piccolo di quello che serve, costringendo chi resta fuori ad affannosi giri per la regione alla ricerca di chi ti accoglie, e sono quasi sempre le extracomunitarie a dover girare perché sembra esserci una preferenza per le residenti nel creare le liste.

E le donne, spesso con difficoltà economiche o senza mezzo di trasporto, arrivano in molti casi all’ospedale di Ascoli, dove del servizio IVG si occupa la sezione AIED locale. Anche ad Ascoli, infatti, tutti i medici sono obiettori. In questo ospedale lo scorso anno solo una donna su tre era del territorio, le altre provenivano dalla costa o dal vicino Abruzzo, ma soprattutto da Ancona o dal resto della Regione.”

A maggio scorso l’AIED e l’Associazione Coscioni in occasione di un convegno, hanno avanzato delle proposte concrete e semplici per porre rimedio a questo disservizio, interpellando direttamente il Ministro Balduzzi e tutti i presidenti delle regioni italiane, per esempio prevedendo concorsi pubblici specifici per medici non obiettori che possano controbilanciare gli obiettori. Ma Ministro non ha dato segni di interesse verso queste proposte.

Il problema è tecnico perché gli aspetti morali e politici dell’aborto sono stati superati da tempo, come da ultimo ha dimostrato la sentenza di giugno della corte costituzionale nei confronti del tentativo del giudice tutelare di Spoleto di invalidare la legge.

Un governo tecnico non dovrebbe quindi avere difficoltà nel risolvere “tecnicamente” il fenomeno dell’obiezione di coscienza diffusa, se inquadrato come deve essere nell’ambito della violazione di un diritto sancito dalla legge. Occuparsi di questo problema è di certo più urgente che mettere al lavoro decine di esperti per presentare un ricorso inutile (e per molti versi crudele) sulla sentenza di Strasburgo sulla legge 40 sulla procreazione assistita.

Ascoli Piceno, 8 settembre 2012

Citazione

Legge 194 e obiezione di coscienza: depositato l’esposto dell’Associazione Luca Coscioni e dell’Aied alla Procura di Roma

24 Gen

Comunicato stampa congiunto dell’Associazione Luca Coscioni  e dell’AIED
(Nota: il grassetto è nostro)

Il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Avv. Filomena Gallo, e il Presidente nazionale dell’AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, Mario Puiatti, hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia sulla violazione nel Lazio della legge 194/78 che regolamenta l’interruzione volontaria della gravidanza.

Nella regione del Lazio infatti, secondo i dati raccolti dalla LAIGA, in 12 ospedali su 31 non si presta il servizio dell’interruzione di gravidanza, questo anche in considerazione che ben il 91% dei ginecologi sono obiettori di coscienza.
Scopo di questo esposto è dunque quello di chiedere alla Procura della Repubblica di Roma di indagare la situazione di illegittimità in cui versano le strutture ospedaliere pubbliche indicate, e dunque valutare l’esistenza di ipotesi di reato perseguite dal codice penale.

La legge 194, stabilisce che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste di IVG. Dunque, fermo restando la possibilità per i medici di sollevare obiezione di coscienza, non è previsto che tale obiezione debba essere pagata dalle donne che – rivolgendosi a strutture consultoriali od ospedaliere – si trovino di fronte alle serie difficoltà causate dall’assenza o dalla scarsezza di personale non obiettore. La legge prevede anche che “la Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”. Dunque, affida alle istituzioni l’obbligo di organizzare le strutture sanitarie in modo tale da garantire l’attuazione della legge. Il servizio di IVG che la legge annovera fra i servizi sanitari pubblici che devono essere garantiti non può dunque trovare ostacolo nell’obiezione di coscienza, in quanto laddove la struttura ospedaliera non fornisca tale servizio incorrerà nelle maglie repressive dell’art. 340 c.p., che punisce “chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”. Il tenore della norma è chiaro e preciso: l’interruzione di un servizio pubblico o anche solo il turbamento della sua regolarità – a qualsiasi titolo – sono puniti dall’ordinamento giuridico proprio al fine di evitare che l’intera comunità possa patire le conseguenze di un disservizio con importanti ripercussioni sulla salute delle pazienti.
In definitiva il raccordo e il bilanciamento tra le convinzioni morali del medico ed il rispetto dei diritti del cittadino dovrebbe comportare che ogni struttura sanitaria sia nelle condizioni di garantire un servizio previsto dalla legge alla pari di ogni altro diritto sanitario.

A seguito del Convegno “Obiezione di coscienza in Italia: Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull’aborto”, svoltosi a Roma il 22 maggio scorso, abbiamo inviato a tutte le Regioni proposte concrete per garantire, oltre il diritto all’obiezione, il diritto delle donne ad abortire. Tra le proposte vi era la possibilità di bandire concorsi riservati a medici non obiettori.

Non abbiamo ricevuto nessuna risposta, conseguentemente, visto il perdurare del disservizio, l’esposto-denuncia diventa un atto dovuto affinché siano accertate le responsabilità e le violazioni di legge in capo in questo caso alla Regione Lazio e alle aziende preposte.

Roma, 23 ottobre 2012

Fonte: Aied