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Aborto, il Consiglio d’Europa boccia l’Italia: “Viola i diritti delle donne”.

11 Mar

Questo articolo è stato pubblicato su Il fatto quotidiano del 9 marzo 2014.

“A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza“. Dopo quasi un anno e mezzo di attesa, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa si esprime in merito al ricorso, presentato nel novembre 2012 dalla Cgil insieme ad altre associazioni, tra cui l’International planned parenthood federation european network’ (Ippf).

Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – che rende noto il documento europeo – “è un atto forte che sancisce un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne: quello della libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, con un’assistenza sanitaria adeguata, come prevede la legge”. Una risposta, fa sapere la Cgil, che sancisce come “l’Italia violi i diritti stabiliti dalla legge 194, l’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della norma”. Secondo la leader della Cgil “che proprio oggi, nella Giornata internazionale della donna, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa abbia ufficialmente riconosciuto la violazione dei diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza, ha poi un grande valore, anche simbolico. A dimostrazione che i diritti non sono irreversibili e che, specialmente quando vengono messi in discussione con tanta perseveranza, richiedono altrettanta determinazione. E’ questo – conclude Camusso – il messaggio più significativo che possiamo oggi trasmettere alle giovani generazioni”.

Il ministero della Salute risponde con una nota: “In Italia il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi trent’anni si è dimezzato, passando da 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1.7 “, si legge nel documento che ripropone un dato già contestato dalla Laiga – Appare difficile, a fronte di tali dati, sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l’accesso all’Ivg. Il ministero comunque ha già avviato, insieme alle regioni, un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso Ivg, e anche ogni singolo consultorio: le schede di raccolta dati, concordate nell’ambito di un tavolo tecnico ministero-regioni, sono già state inviate alle singole regioni, che le stanno elaborando. Il ministero valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, per effettuare delle controdeduzioni”.

Sull’argomento interviene anche la deputata di Ncd Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute durante il governo Berlusconi IV, nel periodo tra il 15 dicembre 2009 e 16 novembre 2011. Per l’ex radicale “il documento è un pronunciamento del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani”. Il Comitato europeo dei diritti sociali è poi, secondo la deputata del nuovo Centrodestra “un oscuro organismo del Consiglio d’Europa che ha emanato un documento contro l’Italia sostenendo che il numero dei medici obiettori impedisce l’attuazione della 194 – scrive in un comunicato – Va ricordato però che proprio il Consiglio d’Europa il 7 ottobre 2010 ha approvato una risoluzione che difende con grande forza il diritto all’obiezione e lo estende non solo alle persone ma addirittura alle istituzioni“. Poi anche Eugenia Roccella utilizza il dato contestato dalla Laiga: “Va ricordato anche che secondo l’ultima relazione al parlamento sulla 194, il carico di lavoro per i ginecologi che fanno gli aborti (cioè i non obiettori) è soltanto di 1.7 interventi a settimana, considerando tra l’altro, in un anno, soltanto 44 settimane lavorative. Il pronunciamento di oggi appare dunque del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani (che pure sono facilmente accessibili) e di una volontà strumentale da parte dell’Ippf di attaccare l’Italia”.

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Il comunicato stampa di LAIGA sullo stato di applicazione della legge 194

17 Set

Comunicato stampa

La relazione del Ministro della Salute sullo stato di applicazione della legge 194 conferma la netta riduzione dei tassi di abortività nel nostro Paese, sottolineando il dato di fatto che la legge funziona, nonostante gli innumerevoli attacchi subiti nei 35 anni trascorsi dalla sua approvazione.

Apprendiamo con favore la notizia della attivazione di un tavolo tecnico con le regioni, per avviare un monitoraggio riguardante le singole strutture ospedaliere e i consultori, per individuare le criticità, già più volte denunciate da LAIGA e dalle numerose associazioni impegnate per la piena applicazione della legge e riportate con allarme e grande preoccupazione nel dibattito alla Camera citato nella relazione stessa.

Senza dubbio la maggiore criticità è rappresentata dall’uso strumentale del “diritto” all’obiezione di coscienza. In questo senso, come da noi più volte denunciato, i dati reali si discostano notevolmente da quelli ufficiali riportati dal ministro, che non tengono conto dell’esistenza di una “obiezione di struttura”: in molti ospedali del nostro paese, infatti, i servizi per le interruzioni volontarie di gravidanza semplicemente non esistono, per cui i medici che lavorano in queste strutture, obiettori di fatto, non hanno alcun motivo di sollevare obiezione di coscienza, e vengono spesso conteggiati fra i non obiettori. In proposito, colpiscono le conclusioni della ministra: anche se un  numero altissimo di ginecologi è obiettore di coscienza, poiché il numero di IVG/anno è più che dimezzato, il numero di non obiettori sarebbe congruo al numero complessivo di IVG. E’ evidente, invece, che le differenze abissali esistenti tra le varie regioni, riportate peraltro nella relazione stessa, rendono assolutamente non significativo il dato riportato su scala nazionale.

Confidiamo allora che il tavolo tecnico da lei approntato  possa riportare alla ministra notizie e dati sulle reali condizioni di lavoro dei pochi ginecologi che ancora permettono che una legge dello stato venga applicata, nonché sugli ostacoli che incontra il diritto alla salute delle donne nella stragrande maggioranza delle regioni del nostro paese.

Confidiamo inoltre che il tavolo tecnico possa riportare alla ministra notizie sulle tante donne  costrette a migrare in altre provincie o regioni per interrompere una gravidanza indesiderata, nonché sulle tante donne costrette a migrare all’estero per l’aborto terapeutico.

I media hanno acceso i riflettori sul possibile ritorno, nel nostro paese, dell’aborto clandestino, soprattutto tra le cittadine straniere, ma non solo. Vi accenna anche la relazione della ministra, riportando una stima che fa riferimento ad una rilevazione del 2005; si ripete qui la stessa ammissione di assoluta ignoranza dei dati, che hanno già fatto i ministri precedenti, purtroppo senza dire cosa si vuol fare per valutare l’entità del problema e per limitarne la diffusione.

I dati riportati sull’IVG farmacologica confermano che si tratta di una procedura sicura a cui ogni donna dovrebbe poter avere accesso. Purtroppo dalla relazione della ministra non si sottolinea come nel nostro paese scegliere l’aborto farmacologico è ancora, per tantissime donne, un diritto negato. Nella quasi totalità delle regioni italiane, infatti, per l’IVG medica è previsto il ricovero ordinario, con maggiori costi sanitari e difficoltà burocratiche a volte insormontabili. Un maggiore ricorso all’IVG medica in regime di DH, come suggerito dal report di epicentro, il portale dell’Istituto superiore di sanità, permetterebbe una riduzione dei tempi di attesa, che significa, dal punto di vista medico, una minore incidenza di complicazioni, e dunque un’azione a salvaguardia della salute delle donne.

La relazione ci ricorda infine l’importanza della prevenzione, “obiettivo primario delle scelte di sanità pubblica”; senza dubbio la diffusione della conoscenza e dell’uso dei metodi contraccettivi è il fulcro di questo impegno. Confidiamo pertanto che la ministra si adoperi in questo senso, appoggiando anche la nostra battaglia per abbattere gli ostacoli alla contraccezione di emergenza, perché la pillola del giorno dopo possa essere dispensata come prodotto da banco, come avviene ormai in un grandissimo numero di paesi nel mondo.

I ginecologi i di LAIGA

(Libera Associazione Italiana Ginecologi per la Applicazione della legge 194).

www.laiga.it