Intervista al Collettivo via Libera 194

27 Feb

Un’intervista al Collettivo pubblicata su Portobello’s – Edizione Vallesina

Interruzione gravidanza: Jesi nell’illegalità

Intervista agli attivisti del Collettivo Via Libera 194

26/02/2014
Ad accendere di nuovo i riflettori sul disservizio dell’interruzione volontaria di gravidanza all’Ospedale di Jesi sono stati gli attivisti del Collettivo Via Libera 194, con un comunicato lanciato alla stampa ad inizio settimana scorsa, in cui riportavano la storia della donna che, recatasi in consultorio per avviare il percorso di aborto, si è sentita rispondere di rivolgersi ad Ascoli Piceno o San Severino. Ecco la storia di questo collettivo e le attività che portano avanti.

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Come e perché nasce il Collettivo Via Libera 194?
«È nato a Jesi nel gennaio 2013 a seguito di un’emergenza verificatasi presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia: a partire da luglio 2012 tutti i ginecologi avevano dichiarato obiezione di coscienza. Questo ha portato l’intero reparto a negare alle donne gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza, aprendo una vera e propria fase di illegalità. Nell’articolo 9 della legge 194/78, infatti, si legge: “gli enti ospedalieri sono tenuti in ogni caso all’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza” e che “la Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”».
Quali i vostri scopi?
«Il Collettivo Via Libera 194 ha come scopo il pieno adempimento della legge 194/78, in particolare lo scorso maggio ha lanciato una petizione regionale in cui vengono poste 4 richieste in linea con le esigenze individuate nella Relazione del Ministero riguardanti la necessità di una maggiore valorizzazione dei consultori, di un reale aggiornamento del personale socio-sanitario e di un sistema di monitoraggio dell’obiezione di coscienza più capillare ed efficiente affinché siano garantiti diritti sociosanitari legati alla salute riproduttiva della donna. La petizione ha raccolto l’appoggio di 58 soggetti co-promotori e ha raccolto le firme di 4121 cittadini».
Quanti sono i volontari?
«Siamo una decina di persone ad incontrarci regolarmente come Collettivo. Abbiamo però da subito cercato e trovato l’appoggio di altre associazioni che condividono il nostro impegno e con le quali collaboriamo di volta in volta nell’organizzazione degli incontri e dibattiti e con i quali riteniamo sia necessario fare rete in difesa della legge 194/78».
L’Area Vasta 2 ha chiarito che il servizio verrà al più presto ristabilito: soddisfatti della risposta?
«Il dott. Lanari, dirigente Area Comunicazione Asur, si è limitato a dire che procederanno al rinnovo del contratto con il personale medico dell’Ospedale di Fabriano. Questa risposta è lacunosa, insoddisfacente e indicativa del modo in cui l’Asur ha affrontato il problema dell’obiezione di struttura, verificatasi all’ospedale di Jesi, nel luglio 2012. Considerando che gli ultimi interventi sono stati eseguiti a metà dicembre, è presumibile che il contratto sia scaduto a fine mese e questo era ben noto ai vertici dell’Asur già dal marzo 2013, quando fu firmato il provvedimento con il personale medico dell’Ospedale di Fabriano. Il fatto che l’Asur stia impiegando già due mesi per rinnovare un contratto che garantisce il rispetto di una legge dello Stato è del tutto ingiustificato, inaccettabile e configura ipotesi di interruzione di pubblico servizio e responsabilità dei vertici dell’Asur e della Regione Marche. Il dott. Lanari deve quindi spiegare perché l’Asur non abbia proceduto, entro il 31 dicembre 2013, al rinnovo del contratto. Se il contratto avesse riguardato un altro tipo di intervento, l’Asur si sarebbe permessa tale negligente e colposo atteggiamento? Probabilmente, i responsabili della Sanità Regionale faranno riferimento, come un anno fa, ad un piano di austerity: termine sotto il quale oggi sembra possa rientrare qualsiasi taglio e qualsiasi salto indietro in tema di diritti. La difficoltà con la quale si riesce ad accedere al servizio, non solo a Jesi ma in tutta Italia, ci sta facendo fare un salto indietro di 35 anni con uno spaventoso ritorno agli aborti clandestini o nel “migliore” dei casi con donne che sono costrette a migrare da un ospedale all’altro, da una regione all’altra o addirittura all’estero».
Secondo voi il motivo per cui a Jesi ci sono solo medici obiettori è da ricondursi a puri motivi di coscienza o c’è dell’altro? Se sì secondo voi cosa?
«È noto a chi ha seguito gli sviluppi del caso jesino che c’è dell’altro, come riportato in un comunicato del Comune di Jesi del 2 febbraio 2013 “la scelta di obiezione di coscienza, da parte dei medici che fino a tempi recenti praticavano l’interruzione di gravidanza nel nostro ospedale, non è stata il frutto di una preclusione ideologica, ma il risultato di un profondo disagio dovuto alle politiche dell’Asur.” I tagli alle risorse da destinarsi ai consultori e ai servizi sociosanitari e le alte percentuali di obiezione di coscienza di medici e personale sanitario vanno a scapito del diritto alla salute della donna e a svantaggio del personale non obiettore che, spesso, non è sostenuto dalle strutture ospedaliere in cui opera. Bisogna prendere atto che c’è una volontà politica in tal senso, altrimenti come spiegare che nell’ospedale jesino, seconda struttura nelle Marche per numero di interventi IVG, da un anno e mezzo si registra un’obiezione di struttura? (sia chiaro: vietata dalla legge 194 e quindi illegale). Come spiegare che nonostante la legge 194 preveda il diritto della donna ad essere informata per scegliere tra le diverse tecniche, quella più rispettosa della propria integrità fisica e psichica, la Regione Marche è l’unica in Italia, a non acquistare la RU486, da quasi 3 anni, impedendo di fatto alle donne di poter scegliere questa via per l’i.v.g..? C’è una volontà politica che si riflette sulla direzione e sull’organizzazione dei reparti di ginecologia e dei servizi sociosanitari erogati al consultorio pubblico e che si traduce in pressioni sul personale non obiettore in termini di turnazione e avanzamento di carriera. Il fatto che l’obiezione si eserciti semplicemente compilando un modulo in cui non devono essere esplicitate le motivazioni determina obiezioni “facili” e facilmente manipolabili da quei partiti politici per i quali l’abolizione della 194 resta bieca speculazione sui diritti delle donne. Si arriva, poi, ai casi limite in cui l’obiezione è sollevata nel pubblico, ma i ginecologi “obiettori”, privatamente e quindi illegalmente, praticano gli interventi di IVG in cambio di costosi compensi, alimentando, anche in questo modo, il numero degli interventi clandestini che sfuggono ad ogni statistica».
Vi appellate a Regione e Comune. Ma cosa può fare secondo voi il Comune in questo caso?
«Il Comune, nella persona del Sindaco, è responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, e quindi può giocare un ruolo importante al fine di garantire il rispetto della legge, ricorrendo a tutti i mezzi istituzionali a sua disposizione. Anche i partiti possono fare molto, in termini politici. La Federazione della Sinistra e Sel hanno già presentato interrogazioni in Regione, mentre i circoli locali del Pd, che sono tra i firmatari della petizione, nicchiano. Eppure, al Partito Democratico appartiene proprio l’Assessore alla Sanità della Regione Marche Almerino Mezzolani… ».
Altro aspetto che denunciate è la soppressione del servizio di intermediazione culturale: molto importante perchè?
«Tale servizio, rivolgendosi soprattutto a donne e bambini, consentiva l’accompagnamento degli immigrati nei loro percorsi sanitari, favorendo l’integrazione, il rispetto del d.lgs. 288/99 e l’accesso ai servizi socio-sanitari. La carenza di figure di mediazione interculturale nei consultori pubblici e in tutto il sistema dei servizi sanitari, ospedalieri e territoriali, spesso impedisce alle cittadine straniere la conoscenza dei propri diritti, nonché un’efficace trasmissione dei messaggi di prevenzione ed educazione sanitaria. Considerata la rilevanza del ruolo delle donne immigrate nei processi di integrazione, sarebbe auspicabile valorizzare politiche che ne promuovano consapevolezza e autonomia».
Nel 2013 la raccolta di firme, poi consegnate in Regione. Ora sono in programma nuove iniziative di sensibilizzazione?
«Continueremo a svolgere attività di informazione sulla legge 194 perché crediamo che conoscere i propri diritti sia la condizione preliminare per ogni battaglia in loro difesa: questa conoscenza deve essere quanto più possibile condivisa, anzi dovrebbe diventare una sorta di contagio. Tutto ciò che facciamo, leggiamo, pensiamo o riteniamo importante condividere, viene pubblicato sul nostro blog (https://vialibera194.wordpress.com) o sul profilo Facebook del Collettivo. Siamo impegnate anche nel creare e mantenere relazioni con le diverse realtà associative (e non) del territorio al fine di creare una rete di sostegno per l’applicazione della legge 194 nella nostra regione e a livello nazionale, in tal senso, il congresso della Laiga che si terrà a metà maggio servirà a porre le basi per iniziative a livello nazionale. Dopo l’evento del 21 settembre “Legge 194: obiezione senza coscienza” in cui sono intervenuti Anna Pompili di L.A.I.G.A., la filosofa Chiara Lalli e l’antropologa Silvia De Zordo, ci piacerebbe replicare invitando il bioeticista Carlo Flamigni, vi faremo sapere! Di sicuro abbiamo in programma a brevissimo altre iniziative per rendere noto che, nonostante i comunicati rassicuranti, la situazione è tornata ad essere la stessa di gennaio 2013».

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