Di quel che è successo il 21 settembre: un resoconto

28 Set

Sabato 21 settembre alla Casa delle Culture di Ancona si è svolto l’incontro Legge 194. Obiezione senza coscienza, evento conclusivo della nostra campagna di raccolta firme per la petizione sulla piena applicazione della legge 194. La partecipazione è stata ampia, illuminanti gli interventi dei relatori nella prima parte della serata ed emozionanti quelli degli artisti nella seconda. Vogliamo condividere con voi il racconto di quel giorno e rendere partecipe chi non c’era dell’atmosfera che abbiamo respirato.

foto pubblico

La nostra giornata è iniziata al mattino ed è proseguita fin nel primo pomeriggio con la sistemazione della strumentazione tecnica, l’organizzazione degli spazi e il ripasso della scaletta.

provetecnicheMolte le esigenze tecniche, visto che avevamo due collegamenti via skype e la messa in onda di brani da un’intervista registrata. Poi l’arrivo delle performer, che avrebbero presentato i loro contributi sul tema della 194 e della donna in generale, e della dj con il suo sound check. Non avremmo saputo dove mettere le mani se non ci avessero aiutato GIANLUCA e FEDERICO dell’Associazione Culturale Reasonanz: senza di loro l’evento sarebbe stato una semplice chiacchierata al buio o quasi fra pochi intimi, senza skype, senza slide, senza dj, senza luci per le performer, senza un sacco di altra roba.

La tensione sabato si è fatta sentire, ma il risultato è stato eccellente, con una grande affluenza di pubblico e con una maggiore informazione sulla legge 194 e sulla piaga dell’obiezione di coscienza. Il tutto, come dicevamo, per celebrare la conclusione della raccolta firme per la petizione regionale che il Collettivo ha lanciato lo scorso maggio.

foto firme

Ma andiamo per ordine. Il dibattito.

obiezione grafico

Il Collettivo ha aperto con una breve riflessione sulla legge 194, che, come mostra il volantino dell’evento, è stata ed è tuttora una legge stropicciata perché applicata male e spesso svuotata di senso. A questo è seguito un intervento del COMITATO 13 FEBBRAIO SNOQ di Ancona che ha sottolineato l’importanza dell’autodeterminazione femminile per l’approvazione della legge. Poi si è entrati nel merito, con un tuffo nei dati emersi dalla Relazione del Ministero della Salute riguardanti l’applicazione della Legge 194 e l’obiezione di coscienza (dati definitivi relativi al 2011), illustrati dal ricercatore Fossa. Riassumiamo, per chi non era presente al dibattito, quelli che abbiamo discusso durante la serata: anche per il 2011 il trend delle IVG in Italia è stato in lieve diminuzione, al contrario l’obiezione di coscienza rimane stabile su percentuali molto alte (69,3% dei ginecologi, cioè più di 2 su 3, in media), 1/3 delle interruzioni di gravidanza è richiesto da donne con cittadinanza non italiana, sempre più interventi vengono effettuati tramite aborto farmacologico e le Marche sono l’unica regione a non utilizzare questa tecnica.

foto anna pompiliAbbiamo chiesto un commento alla nostra ospite ANNA POMPILI ginecologa di LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della legge 194), che ha preso subito le distanze dai toni ottimistici utilizzati dalla ministra Lorenzin nella Relazione sull’applicazione della legge 194. Ci sono diverse criticità in questo documento, ha spiegato Pompili: innanzitutto i dati dovrebbero essere diramati annualmente nel mese di febbraio, mentre quest’anno, per esempio, sono usciti a settembre. Inoltre, la grave, ricorrente oltre che illegale “obiezione di struttura” non viene neanche menzionata nella relazione, a dimostrazione del fatto che vi è forse una tacita accettazione di questo stato di cose da parte del Governo. Infine, non ci sono indagini recenti sul fenomeno degli aborti effettuati al di fuori della legge 194 (aborti clandestini) e i soli dati a riguardo citati nella Relazione si riferiscono al 2005 (15.000 aborti clandestini). Tutto questo rende la fotografia dello stato dell’applicazione della legge in Italia piuttosto sfocata e poco aderente alla realtà.

foto lalli

È stata poi la volta del collegamento Skype con CHIARA LALLI, filosofa e giornalista prolifica riguardo al tema, autrice di diverse pubblicazioni su questioni di bioetica tra cui i recenti C’è chi dice no – dalla leva all’aborto come cambia l’obiezione di coscienza (Il Saggiatore, 2011) e A. La verità, vi prego, sull’aborto (Fandango, 2013). Alla domanda, apparentemente banale, «Cos’è l’obiezione di coscienza?», Lalli ha risposto che si tratta di una specie di anomalia, in quanto è un’opzione presente dentro a una legge e non un comportamento in sua opposizione, infatti l’articolo 9 della legge da un lato obbliga i medici a eseguire le IVG, dall’altro permette loro di sottrarsi a questo dovere. Ciò ha creato una situazione contraddittoria che spesso sfocia nella disapplicazione della legge stessa.  Proseguendo nell’analisi del fenomeno dell’obiezione di coscienza, ci siamo soffermati a riflettere sulla distanza sottile che corre tra l’interruzione di pubblico servizio e i disagi causati dalle attese interminabili dovute alla mancanza di personale non obiettore, o il doversi spostare da una provincia all’altra in cerca di un ospedale in grado di rispondere alla richiesta di IVG.

Chiara Lalli ha proseguito affrontando un tema caldo di questo periodo (ne abbiamo parlato qui), e cioè l’indebito esercizio dell’obiezione di coscienza rispetto alla contraccezione d’emergenza. Come abbiamo più volte scritto anche noi nel blog (repetita iuvant) l’obiezione di coscienza non può essere sollevata per la cosiddetta pillola del giorno dopo, in quanto in quel caso non si ha a che fare con un farmaco abortivo, bensì con un anticoncezionale. A tal proposito, Lalli ci ha invitato a leggere i proposition paper della Società Italiana per la Contraccezione, che qui vi linkiamo:

http://www.sicontraccezione.it/pubblicazioni/pdf/SICSMICpositionpaper20aprile2013.pdf

Questo ci porta a ribadire che l’articolo 9 della legge 194, in cui si autorizza l’obiezione di coscienza, viene interpretato in modo approssimativo ed ha ricadute pesanti sulla libertà di scelta delle donne, non solo in fatto di IVG.

foto de zordo

Il secondo collegamento Skype è stato effettuato con l’antropologa SILVIA DE ZORDO, ricercatrice presso l’Università di Barcellona. Silvia sta scrivendo, in qualità di co-autrice, un libro sull’aborto dal titolo “A Right that Isn’t” (Un diritto che non è). Nel suo articolato intervento, De Zordo ci ha illustrato i risultati di una ricerca sul campo che ha condotto presso quattro ospedali pubblici, due a Roma e due a Milano. Ha intervistato ginecologi e altri operatori del settore per capire come si rapportano alla legge 194. Il risultato è molto interessante e designa una conoscenza non molto approfondita della legge che viene sentita come un qualcosa di distante da parte dei medici. Medici che, in molti casi, obiettano non tanto per una solida ragione morale, quanto per il clima che si è creato attorno alla legge e alla ricorrente ghettizzazione dei non obiettori. Uno dei discorsi più interessanti di De Zordo è quello incentrato sul termine ‘coscienza’ che dobbiamo considerare presente non solo dalla parte del medico obiettore ma anche dalla parte del non obiettore, perché, è sempre bene ricordarlo, anche chi non obietta fa una scelta “di coscienza”. È un passaggio di senso fondamentale per ridare spessore alla figura del ginecologo non obiettore che altrimenti, nell’immaginario collettivo, rischia di assumere i connotati di una persona immorale, non attenta al “bene” delle sue pazienti.

Dopo Silvia De Zordo abbiamo lasciato la parola ad ANNA POMPILI e il dibattito si è acceso: ginecologa tanto comunicativa quanto battagliera, Pompili ci ha portato la sua testimonianza di non obiettrice, informandoci sulle ultime iniziative di LAIGA in campo di assistenza legale alle donne che fanno richiesta di IVG e rispondendo alle numerose domande del pubblico. Di RU486 ha parlato molto, sottolineando la necessità che anche la Regione Marche si doti di questo farmaco (punto 4 della nostra petizione), così come ha più volte ribadito la necessità di fare rete per una mobilitazione capillare attorno alla difesa della legge 194.

Ad arricchire il dibattito sono stati anche gli interventi del Prof. CARLO FLAMIGNI, luminare in materia di sessualità, riproduzione, contraccezione e legge 194.  Il Collettivo via Libera 194, insieme a Fossarello e a MARCO BIONDI dell’Uaar, gli ha rivolto un’intervista telefonica di cui abbiamo ascoltato alcuni estratti. Nel primo intervento, sulla RU486, Flamigni mette a tacere ogni dubbio sulla supposta pericolosità dell’aborto farmacologico citando dati internazionali sulle percentuali di insuccesso di questa tecnica che risultano molto basse (meno del 5%) e invitando a riflettere sul fatto che i rischi collegati a un’anestesia sono di gran lunga maggiori rispetto a quelli che si corrono per l’assunzione del farmaco abortivo.

Nel secondo intervento Flamigni risponde alla nostra domanda, formulata anche dal pubblico durante il dibattito: «È possibile rendere pubblica l’obiezione di coscienza?» Per ascoltare la risposta, cliccate sul video:

Flamigniplay

L’evento si è concluso con la testimonianza di ROBERTA, un’ostetrica dell’ospedale di Jesi, città che da luglio 2012 a marzo 2013 ha subito le conseguenze di una vera e propria “obiezione di struttura”, risolta solo in via precaria e parziale dalla Regione. Roberta ha portato a conoscenza del pubblico presente in sala le attività ad oggi svolte dal Consultorio di Jesi.

foto la sciamana

Un ironico riferimento a VIOLATA, la ridicola statua dedicata alle donne vittime di violenza che la Commissione Pari Opportunità della Regione Marche ha eretto ad Ancona, ha sancito l’inizio dell’apericena che è stato il momento dei commenti, del buon cibo di EQUO&BIO e della bella musica della dj LA SCIAMANA che ci ha deliziato con la sua sofisticata selezione di vinili.


Le performance.

A questo momento di convivialità è seguito il silenzio, l’atmosfera si è fatta particolarmente intensa per la sezione dedicata alle letture, performance e videoproiezioni sulla 194 e non solo.

foto carnaroli

Ha aperto le danze una strepitosa ALESSANDRA CARNAROLI, poeta impegnata e dotta che con voce ferma e sicura ha letto alcuni dei suoi testi, testi forti, testi che mettono a nudo le contraddizioni di cui si parlava nel dibattito, come l’ignoranza di certa politica e la violenza cieca di chi stupra una donna. Spesso i suoi componimenti si ispirano ai fatti di cronaca e scavano dentro le ferite profonde che essi perpetrano.

foto aradiaDopo Carnaroli il gruppo ARADIA ha presentato Layla vuole uscire dalla scatola, una performance di teatro danza dove la metafora della scatola rappresenta le barriere che limitano la libertà femminile. Le due performer vestite di nero si sono succedute in movimenti minimi ed efficaci in scene dove oggetti come un nastro o un velo da sposa tendeva ad ingabbiarle.

Poi il primo video documentario, Legge 194: Cosa vogliono le donne, di Liliana Barchiesi e Alessandra Ghimenti, promosso da Usciamo dal silenzio, dalla Libera Università delle Donne e dai Consultori Privati Laici. Un bel viaggio attorno alla legge e alle lotte che hanno portato alla sua approvazione.

foto meri bracalenteDi seguito un nuovo cambio di atmosfera con la voce dolce e sapiente di MERI BRACALENTE, del Teatro Rebis di Macerata, che ha letto una parte dell’introduzione del libro di Chiara Lalli. Un gesto della mano, una pausa, un’alterazione nel tono della voce, tutti dettagli che hanno fatto di questo momento un momento carico di emozioni.

foto binjuDEBORA BINCI, in arte BINJU, ha invece proposto un monologo semibuffo di una ginecologa obiettrice, dando una visione ironica del problema. E l’ironia è importante perché mostra lati della questione che altrimenti resterebbero in ombra. Binju si è ispirata ad un articolo che ha letto e che si distingueva per un italiano arzigogolato e incomprensibile. La sua ginecologa sembra sicura della sua scelta, ma i tic del suo corpo rivelano un’inquietudine sospetta. Binju rende magistralmente questo aspetto con la pallina blu antistress manipolata in modo quasi isterico dal suo personaggio.

foto silvia paglioni

Ed infine SILVIA PAGLIONI con la lettura di un monologo, Chiamatemi strega, che Barbara Giorgi scrisse per Franca Rame. La splendida voce di Paglioni, vellutata ma decisa, ci prende per mano attraverso il testo potente di Giorgi e ci riporta laddove il nostro percorso è idealmente iniziato, nell’autodeterminazione femminile, nella convinzione che le donne debbano poter godere della libertà di scegliere sul proprio corpo.

A seguire due ultime videoproiezioni: il documentario La mia scelta viene prima del Collettivo di Venezia Vengo Prima che mostra la vicissitudini kafkiane e surreali di una donna che intende abortire ma che si scontra con gli aspetti più duri della disapplicazione della legge, come personale ostile, obiettori e la disarmante superficialità di fronte al dolore altrui; a chiudere un breve estratto del documentario Viaggio nel ‘900 delle donne – Una storia politica, per la regia di Nella Condorelli, a cura dell’UDI romana La Goccia.

Grazie per aver partecipato.

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  1. Circolo UAAR di Ancona » L’articolo ufficiale sulla serata di chiusura di Via Libera 194 - 2 ottobre, 2013

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