Un laboratorio partecipato per la piena attuazione della legge 194/78

22 Mag

Riportiamo il comunicato stampa del Coordinamento Donne di Jesi relativo al laboratorio partecipato sulla legge 194 a cui il Collettivo ha preso parte:

immagineIl Coordinamento Donne in collaborazione con più comuni, operatori sanitari e sociali e la Consigliera provinciale di Parità, ha dato vita ad un Laboratorio Partecipato per la piena attuazione della Legge 194/78. Nel corso di due diversi incontri si sono ricostruite le vicende che riguardano il territorio jesino ed elaborate analisi e proposte.

Da lunedì 13 marzo nell’ospedale di Jesi è stato riattivato il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, sospeso da luglio 2012 a causa della mancanza di personale medico e sanitario non obbiettore.

Secondo le disposizioni dell’ Asur Marche, le sedute di IVG nell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Jesi hanno cadenza quindicinale e sono garantite da una ginecologa proveniente dall’ospedale di Fabriano, che fa da spola il primo e il terzo lunedì del mese.

Garantendo solo 8 interventi al mese, contro i 18 che venivano effettuati dall’ospedale jesino prima della sospensione del servizio di IVG, l’attuale soluzione messa in atto dall’ Asur non risulta adeguata a soddisfare le esigenze delle donne del territorio; può funzionare come misura d’emergenza, ma non nel lungo periodo.

Inoltre, il servizio di IVG è messo costantemente a rischio in molte strutture ospedaliere delle Marche, perché di fronte alla diminuzione dei posti letto e alle alte percentuali di personale obiettore, altri servizi vengono ritenuti prioritari rispetto a quello di IVG. Di conseguenza, la legge 194/78 non viene più applicata nella sua globalità, come invece è avvenuto nei primi anni dalla sua promulgazione, garantendo la riduzione del numero degli aborti.

Tutto questo a scapito della salute delle donne che non vengono garantite nella richiesta, ma anche a svantaggio del personale non obiettore, preziosa risorsa, che non viene sostenuto dalle strutture ospedaliere pubbliche in cui opera.

È necessario costruire quindi un tessuto ospedaliero e consultoriale che sostenga il personale non obbiettore e che possa individuare e rimuovere le cause di questa obiezione,  derivante a volte proprio dall’isolamento di chi finisce per essere il solo su cui grava il funzionamento del servizio IVG.

Sebbene la legge 194 consenta l’obiezione di coscienza a medici e personale sanitario, la maggioranza dei partecipanti al laboratorio ritengono che praticare gli interventi di IVG sia invece un dovere professionale dei ginecologi operanti nelle strutture sanitarie pubbliche e individuano nell’uso incontrollato e strumentale dell’obiezione di coscienza il vero ostacolo all’applicazione della legge 194/78.

Un’alternativa alla mancanza di posti letto o di personale per IVG si può e si deve individuare nella somministrazione della pillola RU486 per l’Interruzione di Gravidanza Farmacologica (possibile entro la 7ª settimana) in regime di day hospital, come previsto dai protocolli clinici approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, adottati, in Germania, Francia, Gran Bretagna e nelle regioni Umbria, Emilia Romagna e Toscana.

Oltre ad essere meno invasivo dell’intervento chirurgico e più rispettoso della dignità delle donne, l’aborto farmacologico, se somministrato in regime di day hospital, consentirebbe anche un abbattimento dei costi di degenza (della metà se applicato con ricovero dei 3 giorni, di 5 volte se somministrato con dimissioni immediate).

La completezza della legge 194/78 è nell’aspetto preventivo di informazione e somministrazione dei contraccettivitramite il Servizio dei  Consultori, strutture operative del territorio che nella storia della 194/78 hanno dato un magnifico apporto per la prevenzione delle gravidanze indesiderate, campo in cui è necessario lavorare ed operare molto di più.

La CULTURA DI PREVENZIONE VA DIFFUSA

  •  con una formazione sessuale nelle scuole e nei Consultori
  • con  campagne di informazione sulla CONTRACCEZIONE  e sui servizi del territorio che             la possono somministrare
  • con la somministrazione della contraccezione, contestualmente alle dimissioni post intervento IVG
  • con una campagna di informazione sulla CONTRACCEZIONE DI EMERGENZA , detta anche pillola del giorno dopo, che non è pillola abortiva ma  ritarda solo  l’ovulazione,

e quindi non può essere oggetto di obiezione, e istituendo una rete tra  consultori e medici di base, che possono e devono prescriverla per le situazioni di emergenza senza dover ricorrere obbligatoriamente al ginecologo, cosa che oggi molte giovani donne  sono costrette a fare.

Per la piena applicazione della legge, il Collettivo via libera 194 ha lanciato una Petizione di iniziativa popolare indirizzata alla Regione Marche affinché vengano garantiti i diritti sanitari legati alla salute riproduttiva della donna. La petizione è sostenuta da associazioni, istituzioni e altri soggetti politici che intendono scongiurare il ritorno al periodo buio dell’aborto clandestino, alle “mammane” ed ai “cucchiai d’oro” degli anni ’60. Allora le donne vollero fortemente la legge ed i suoi tre cardini:

  • INFORMAZIONE SESSUALE PER DECIDERE
  • CONTRACCETTIVI PER NON ABORTIRE
  • ABORTO LEGALE PER NON MORIRE

Quattro sono le richieste avanzate nella petizione:
1. la piena applicazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria della gravidanza;
2. il potenziamento dei consultori pubblici e della rete pubblica dei servizi sanitari;
3. l’affidamento al Difensore civico della Regione Marche dei compiti di raccolta delle segnalazioni di mancata attuazione della L. 194/78 e monitoraggio annuale del numero di obiettori di coscienza per categoria professionale;
4. l’adozione di linee guida regionali per la somministrazione in day hospital della pillola RU486 per l’aborto farmacologico, come previsto dai protocolli clinici approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, adottati, in Germania, Francia, Gran Bretagna e nelle regioni Umbria, Emilia Romagna e Toscana.

Oggi i partecipanti al laboratorio riaffermano l’intenzione di muoversi, ognuno nel proprio ambito, perché questi diritti civili vengano rispettati.

Gli Assessori informeranno altre Amministrazioni Comunali della Vallesina e le autorità sanitarie, le associazioni contatteranno altre organizzazioni marchigiane ed organizzeranno banchetti, manifestazioni e flash mob per promuovere la Petizione.

 

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