La denuncia: «I ginecologi obiettori sono molti di più di quelli “ufficiali”. Legge 194 a rischio»

9 Mar

Da Il Sole 24 ore dell’8 marzo 2013

L’obiezione di coscienza dilaga tra i ginecologi molto più di quanto i dati ministeriali rilevano (69%). La denuncia, supportata da un’indagine condotta in alcune strutture lombarde, è partita a Milano da un gruppo di associazioni – Usciamo dal silenzio, Libera università delle donne e consultori privati laici – promotrici con il Comune del convegno “Legge 194: cosa vogliono le donne”, in programma sabato alle 14 all’Acquario civico del capoluogo lombardo alle 14. Un appuntamento in occasione del quale lanceranno un pacchetto di proposte, una sorta di manifesto per la piena applicazione della legge che si appresta a compiere 35 anni (il 22 maggio).

Le indagini svolte dalla ricercatrice Sara Martelli a Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza e Sondrio smentiscono i dati ministeriali: la quota di sei obiettori su dieci attribuita alla Lombardia andrebbe corretta all’83%, otto punti in più rispetto a quella ufficiale (con scarti che arrivano anche a 34 punti percentuali a Monza e 21 punti a Lodi). «Questo obbliga il sistema sanitario a compensare con gettonisti e consulenti che costano di più e non sempre possono effettuare gli aborti terapeutici», spiega Martelli.

Lo scarto rispetto alle cifre ufficiali è confermato dalla Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194), riunita oggi e domani a congresso all’ospedale San Camillo di Roma. Nel Lazio – dicono i ginecologi non obiettori – la forbice tra gli obiettori ufficiali (80%) ed effettivi (91%) è di undici punti. Dieci strutture su 31 non effettuano Ivg, tra cui due centri universitari. Non è possibile effettuare aborti tardivi in tre province su cinque.

Risulta inoltre che i medici non obiettori si concentrano nella fascia di età tra i 35 e i 50 anni (alcuni si avviano verso l’età della pensione) mentre l’obiezione è diffusissima tra i più giovani e le più giovani.

L’esiguità dei camici bianchi disponibili fa sì che negli ambulatori si susseguano gli interventi, senza possibilità di fare prevenzione, informazione, tutela sociale. «L’applicazione della legge 194 oggi è  solo parziale», conclude Martelli.

L’appello che sarà lanciato domani recita: «Nessun ospedale pubblico o privato accreditato può sottrarsi all’applicazione della legge. L’interruzione di gravidanza continua ad essere vissuta come la “cenerentola” degli atti medici, un fastidioso problema per le organizzazioni sanitarie e la grande assente nel percorso formativo di medici e personale sanitario. Occorre restituirle dignità etica e scientifica. Chiediamo agli attori politici atti concreti».

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