Verso una rete regionale per la legge 194

6 Mar

Nel pomeriggio di sabato 2 marzo, presso il Centro per le Donne di Jesi, si è svolto l’incontro promosso dal Collettivo Via Libera 194 dal titolo “Legge 194: il punto sulle Marche”.  Sono intervenuti Tiziana Antonucci, vicepresidente AIED Ascoli e Renato Biondini, segretario della cellula anconetana dell’Associazione Luca Coscioni, per fare il punto sullo stato di applicazione della legge 194 nelle Marche e ribadire la necessità di favorire l’aborto farmacologico nelle strutture ospedaliere pubbliche attraverso l’uso della pillola RU486.

Ad emergere nel corso della serata è stata la volontà di condividere le esperienze accumulate e di creare una rete estesa a livello regionale che raccolga le voci di diversi soggetti interessati alla difesa del diritto alla salute della donna e in particolar modo al rispetto della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Questo intento, già annunciato dal Collettivo via Libera 194 nei giorni scorsi, è stato accolto dai diversi soggetti presenti in sala – tra i quali le già citate Associazioni Luca Coscioni e AIED, il Comitato 13 febbraio SNOQ Ancona, la CGIL Marche, l’UDI Jesi, il Centro Studi Libertari Paolo Fabbri, la Casa delle Donne, la Casa delle Cuture, le associazioni La Strada di Sergio e SpaziOstello Onlus – ma anche dai singoli cittadini.

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L’incontro si è aperto con l’intervento di RENATO BIONDINI che ha evidenziato le ragioni politiche sottese al mancato ottemperamento delle strutture ospedaliere al dovere di fornire il servizio di interruzione di gravidanza: chi deve assicurare il diritto, e cioè la Regione Marche – sostiene Biondini – non espleta in modo incisivo il suo ruolo di garante. Inoltre, i  sempre maggiori tagli al comparto sanitario effettuati dall’attuale giunta Regionale hanno portato negli ultimi anni a un deciso e generalizzato peggioramento dei livelli di assistenza sanitaria ai cittadini, di cui le donne si sono trovate a pagare uno dei prezzi più alti, con la sospensione di un diritto garantito dalla Legge.

La situazione nella nostra regione risulta preoccupante: agli appelli fatti dall’Associazione Luca Coscioni di Ancona, che da tempo segue la questione, non sono seguite risposte concrete e molte realtà ospedaliere delle Marche, come ad esempio Jesi e Fano, si trovano in situazioni di illegalità non consentendo alle donne il ricorso all’IVG. Ciò, va ricordato, lede il diritto della donna ad una maternità cosciente e responsabile.

A confermare lo stato delle cose sono seguite poi le parole della Dottoressa TIZIANA ANTONUCCI, vicepresidente dell’Aied di Ascoli Piceno, unica realtà nelle Marche in cui si è posto un argine al dilagare delle obiezioni di coscienza nella struttura pubblica attraverso una convenzione tra ospedale ed Aied, che dal 1978 fornisce ginecologi per le interruzioni di gravidanza.

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Di fronte alla mancanza di personale o alle turnazioni difficili che sempre di più soffocano le strutture ospedaliere pubbliche, laddove non fosse sufficiente il solo ricorso alla mobilità del personale, l’appalto esterno del servizio di IVG all’AIED sul modello ascolano potrebbe rappresentare una possibile strada da seguire.

Ma per assicurare una corretta attuazione della legge 194 su tutto il territorio regionale, è innanzitutto necessaria una mappatura dei servizi e dell’operatività delle strutture deputate all’applicazione della legge presenti nelle Marche: serve un elenco dei consultori con relativa specifica del personale non obiettore ivi presente, un elenco degli ospedali in cui si pratica e in cui non si pratica l’IVG, anche qui con indicazioni sulla percentuali di obiettori in servizio – ha spiegato  DANIELA BARBARESCHI, segretaria di CGIL Marche – tutti dati di cui la CGIL ha fatto esplicita richiesta ed è in attesa di risposta.

Esempi e testimonianze di esperienze dirette sono poi venute dal pubblico, anche da personale ospedaliero, ginecologhe ed ostetriche presenti in sala. Gli interventi hanno messo in evidenza la poca conoscenza da parte della cittadinanza delle strutture consultoriali che operano con estrema dedizione sul territorio jesino e che possono offrire informazioni e supporto nelle varie fasi della vita della donna.

Si è poi passati alla discussione pubblica del testo della petizione proposta dal Collettivo Via Libera 194, da consegnare all’assessorato regionale alla sanità, dove si chiede che la Regione espleti compiutamente al ruolo, che la legge le attribuisce, di garante della piena applicazione del diritto della donna di effettuare l’interruzione di gravidanza, come affermato dall’Art. 9 Legge 194/78. Si chiede, inoltre, alla Regione Marche di adottare e rendere disponibile negli ospedali la pillola RU486 per l’aborto farmacologico, evitando così alla donna di sottoporsi all’intervento chirurgico. Mentre in altre nazioni europee la pillola RU486 è ampiamente somministrata e le donne non hanno l’obbligo del ricovero in ospedale, in Italia la legge prevede tre giorni di ospedalizzazione con disagi facilmente immaginabili, sia per la donna, sia per la struttura ospedaliera. Basterebbe adeguarsi alle linee guida degli altri paesi europei e di altre regioni come l’Umbria, Emilia Romagna e Toscana, per dare alle donne la possibilità di scegliere un metodo abortivo meno traumatico, nel rispetto della loro dignità.

La petizione verrà di nuovo discussa e puntualizzata anche grazie agli apporti di coloro che sono intervenuti per essere presto presentata in Regione.

Finiamo con una nota: domani 7 marzo al Teatro Moriconi di Jesi si svolgerà una sessione in seduta aperta del Consiglio comunale, che avrà per oggetto “Conquiste sociali, politiche ed economiche, ma anche discriminazioni e violenze”. Il Collettivo via Libera 194 ricorda che da luglio 2012 ad oggi nella nostra città le donne sono state vittime di una violenza di tipo istituzionale, dettata dall’inefficienza degli organi regionali che si sono rivelati incapaci di ripristinare lo stato di diritto in tempi rapidi, nel rispetto della legge e della dignità dell’essere umano. Nel corso del Consiglio sarà approvato un ordine del giorno “sulla problematica dell’interruzione volontaria della gravidanza e la mancata applicazione della legge 194 all’ospedale di Jesi”.

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