Jesi, incontro sulla legge 194: partecipazione e proposte

19 Feb

LOGO VIALIBERADomenica 17 febbraio 2013 si è tenuto, presso il Centro per le Donne di Jesi, l’incontro pubblico Legge 194: se la conosci, la difendi, organizzato dal Collettivo via Libera 194, in collaborazione con la Casa delle Donne, la Casa delle Culture, l’UDI Jesi, le associazioni La Strada di Sergio e SpaziOstello Onlus.

L’intento dell’incontro era quello di leggere gli articoli della legge 194, commentarli e integrarli con video, interventi e testimonianze relativi all’interruzione volontaria di gravidanza.

Uno dei motivi che ci ha spinto ad organizzare questo evento è la necessità di informare i cittadini sui diritti che la legge 194 tutela per riaccendere una riflessione culturale attorno alla tematica della salute della donna e della procreazione responsabile. Per questo abbiamo lanciato l’idea di rendere itinerante la lettura-commento della legge, invitando i presenti ad ospitare questo evento presso le sedi delle loro associazioni o dei loro circoli culturali. Vorremmo infatti riproporre questo evento anche in altri luoghi della città di Jesi, della Vallesina e non solo.

L’incontro è stato molto significativo anche perché donne che negli anni Settanta hanno lottato per l’approvazione della legge 194 si sono confrontate con le donne e gli uomini che oggi hanno deciso di difendere quella stessa legge.

La partecipazione è stata ampia, con molte donne di fasce d’età differenti e alcuni uomini. In particolare il Collettivo ha apprezzato la presenza di due rappresentanti delle istituzioni locali: Barbara Traversi, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Jesi e Paola Moreschi, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Santa Maria Nuova.

Gli interventi e le testimonianze sono stati vari ed hanno toccato gli aspetti fondamentali della legge: l’importantissima funzione svolta dal consultorio, nell’assistere la donna, in tutte le fasi della sua vita, compreso il momento in cui decide di interrompere la gravidanza e che oggi è depauperato di risorse a causa dei continui tagli alla sanità; il concetto di autodeterminazione delle donne che ha dato la svolta alla legge 194, contribuendo ad affidare la scelta di interrompere la gravidanza alla donna e non al medico, fino alla più recente figura del mediatore culturale, indispensabile per far conoscere e rendere accessibile anche alle donne migranti il diritto all’IVG.

Tra i temi più dibattuti della serata, anche quello dell’obiezione di coscienza che resta il tallone d’Achille della legge. La legge 194 stabilisce che spetta alle regioni vigilare e garantire affinché le strutture pubbliche effettuino, in ogni caso, gli interventi di IVG, al termine dell’iter regolato dalla legge stessa, tuttavia, non fissando dei criteri organizzativi specifici né il tetto massimo di obiettori per struttura, di fatto rende possibile situazioni analoghe a quella jesina (e diffuse in tutto il territorio) in cui l’obiezione di coscienza sollevata da tutti i ginecologi pregiudica l’attuazione della legge e comporta la sospensione del servizio, come avviene nel nostro Comune, dal mese di luglio 2012.

Da quanto è emerso nel corso della serata, attualmente le donne che decidono di interrompere la gravidanza, pur svolgendo ogni accertamento presso il Consultorio di Jesi, vengono indirizzate, per gli interventi, agli ospedali di Ascoli Piceno o di San Severino perché quelli più vicini di Ancona, Senigallia e Fabriano non riuscirebbero a far fronte alle richieste, eccessive rispetto alle loro diponibilità.

La serata è stata animata anche da un dibattito sulle possibili soluzioni e strategie da adottare – sia per vie istituzionali, sia attraverso iniziative di mobilitazione civile – per riuscire ad ottenere un cambio di rotta dalla Dirigenza Asur e dall’Assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani.

Il Collettivo ha inoltre presentato l’idea per una PETIZIONE da rivolgere alla Regione Marche – quale garante del diritto alla salute di tutti i cittadini – che richieda non solo la piena applicazione della legge 194 in tutte le strutture regionali, ma solleciti anche il potenziamento dei consultori e l’aggiornamento dei medici sulle tecniche abortive più innovative, per un’attenzione sempre maggiore verso la dignità fisica e psichica della donna. Un punto questo che ci ha portato a inserire, nella bozza della petizione, il richiamo alla pillola RU486 per l’aborto farmacologico. Sarà difatti dedicato all’approfondimento dei rischi e dei vantaggi di questa metodologia abortiva il prossimo incontro di sabato 2 marzo 2013, a cui parteciperà Renato Biondini, responsabile della cellula anconetana dell’Associazione Luca Coscioni.

La petizione, per ora in fase di bozza, avrà più forza se sarà sostenuta dal maggior numero possibile di co-promotori che vorremmo riuscire a coinvolgere su tutto il territorio regionale, nell’intento di fare rete per il perseguimento di uno scopo comune.

Dal punto di vista delle istituzioni, va in questa direzione la proposta lanciata durante l’incontro da Paola Moreschi, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Santa Maria Nuova: una volta ottenuti i dati da lei formalmente richiesti al Consultorio familiare e all’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia di Jesi, l’Assessore Moreschi intende coinvolgere tutti i Sindaci e gli Assessorati di competenza rientranti nel distretto sanitario dell’Area Vasta 2 per definire una strategia politica condivisa e avanzare insieme una richiesta formale alla Regione e all’Asur Marche, per la piena applicazione della legge 194.

Siamo fiduciose che la proposta sarà accettata e condivisa, non solo dall’Assessore Traversi ma anche dal Sindaco di Jesi Massimo Bacci.

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Qui trovate qualche foto della serata.
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