Rivoluzione Civile Jesi: sulla 194 serve cambio di rotta, è il momento di stare dalla parte delle donne

7 Feb

Riportiamo il comunicato stampa di Rivoluzione Civile Jesi pubblicato su viverejesi e jesiattiva il 6 febbraio 2013.

Anche Rivoluzione Civile sente il dovere di intervenire sulla grave vicenda della mancata applicazione della legge 194/78, di cui in questi giorni si è tornato a parlare anche grazie all’azione di sensibilizzazione svolta da gruppi di cittadini come il Collettivo Via Libera 194, cui va il nostro sostegno. Sono oramai sette mesi, ovvero dallo scorso luglio, che presso l’ospedale pubblico della nostra città non è più possibile praticare l’interruzione volontaria di gravidanza, poiché tutti i ginecologi in servizio presso la struttura pubblica sono obiettori di coscienza.

Chiedere che il servizio venga ripristinato significa per noi di Rivoluzione Civile stare con decisione dalla parte delle donne e, nella consapevolezza che l’obiezione di coscienza è un diritto dei medici, vogliamo sottolineare come anche l’interruzione volontaria di gravidanza sia un diritto di uguale portata e dignità, che rientra nel più generale diritto alla salute della donna. Pertanto non si comprende per quale motivo ci si preoccupi di rivendicare l’applicazione del primo e si temporeggi invece riguardo all’applicazione del secondo.

La 194 è una legge che ha sottratto le donne all’aborto clandestino, garantendo loro assistenza sanitaria e cure adeguate, sostenendo l’autodeterminazione delle donne nella scelta della maternità ed è l’espressione del riconoscimento di diritti civili inalienabili, ivi compreso il diritto alla salute.

Chi sostiene di stare dalla parte delle donne è necessario che si impegni per una piena applicazione della legge 194. Ai medici che vivono momenti certamente non semplici chiediamo di trovare altre forme di protesta e di non usare come scudo per la risoluzione dei loro problemi di carattere professionale e contrattuale il corpo delle donne e le loro libertà; all’Assessore Barbara Traversi chiediamo di schierarsi in maniera decisa con le donne, per la piena realizzazione dei loro diritti.

Rivoluzione Civile Jesi richiama pertanto gli organi competenti, a cominciare da Regione e dirigenza ASUR Marche, alle proprie responsabilità di fronte alla Legge, ovvero a non prolungare oltre uno stato di illegalità che umilia la nostra comunità e il nostro servizio sanitario.

E’ necessario che la Sanità Pubblica garantisca ai cittadini tutti i servizi che ad essa competono ivi compresa la possibilità di praticare l’IGV. Chiediamo quindi alla Regione Marche, a cui la Legge 194/78 attribuisce il compito di controllare e garantire che in tutti gli enti ospedalieri sia assicurata l’applicazione della Legge e l’espletamento di tutte le procedure mediche e sanitarie da essa previste, di adoperarsi in maniera concreta  affinché il servizio torni ad essere attivo presso l’Ospedale di Jesi.
Chiediamo invece al Comune di Jesi di intraprendere tutte le iniziative politiche ed istituzionali di cui dispone per fare pressione sugli organi regionali competenti. Proprio in questi giorni, sulla questione delle mense, il Sindaco Bacci e l’Assessore Traversi hanno mostrato i muscoli, dimostrando di possedere una grande determinazione, purtroppo rivolta nella direzione sbagliata della privatizzazione e del muro contro muro con i cittadini. Questa volta, sulla vicenda della mancata applicazione della 194, hanno la possibilità di ascoltare sul serio i cittadini, di adoperarsi per il ripristino della legalità e dei diritti delle donne nella nostra città. E’ necessario che il servizio venga ripristinato con urgenza! E non lo chiedono “solo” i cittadini e alcune forze politiche da sempre in prima linea per i diritti, lo impone il rispetto della Legge. L’articolo 9 della legge 194/78 prevede infatti la possibilità per il medico di obiettare per motivi di coscienza, ma subito dopo stabilisce anche che: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.”

A questo proposito, diciamo anche che pensare di risolvere la situazione facendo venire una volta ogni due settimane un medico da Fabriano, ipotesi che circola da mesi, ci sembra soltanto un palliativo che non risponde alle esigenze del territorio. Le donne di Jesi e della Vallesina meritano un servizio di qualità, interno alla struttura ospedaliera.

Nei  mesi scorsi, alcune delle forze politiche che compongono Rivoluzione Civile hanno già messo in campo azioni di protesta e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto a questa grave sospensione dei diritti. Coerentemente con il percorso iniziato, nei prossimi giorni torneremo ad occuparci dell’applicazione della legge 194. Abbiamo in previsione un’iniziativa pubblica che vedrà protagonisti alcuni candidati della lista Rivoluzione Civile, durante la quale, a partire dalla vicenda dell’applicazione della 194, approfondiremo la questione di Genere e i problemi legati al mondo delle donne.

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