Domande e risposte – parte 2

3 Feb

Venerdì 1 febbraio siamo state al primo incontro pubblico della rassegna Percorso Femminile, singolare, promosso dal Dipartimento Materno-Infantile dell’Area Vasta 2, dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Jesi e dal Coordinamento Donne Jesi. Tanti gli interventi di medici e ostetriche volti ad illustrare le attività, i servizi e le eccellenze del reparto, temi principali dell’incontro.

Una volta finiti tutti gli interventi, abbiamo ritenuto importante riportare l’attenzione sul servizio di IVG che il reparto di Ginecologia e Ostetricia del nostro ospedale offriva alle donne fino a luglio 2012, data in cui è stato sospeso dopo che gli ultimi medici non obiettori rimasti in servizio hanno scelto di sollevare obiezione di coscienza nei confronti della legge 194/78.

Alla nostra domanda sullo stato dell’applicazione della legge nell’Ospedale di Jesi, l’Assessore Barbara Traversi ha risposto che a lei risultava che il servizio fosse di nuovo attivo grazie a un medico non obiettore proveniente da Fabriano incaricato di eseguire gli interventi di IVG una volta ogni quindici giorni (sic!).

Il Dott. Curatola ci ha poi illustrato la situazione reale: per problemi di natura tecnico-amministrativa, la ginecologa non obiettrice non è ancora operativa nel nostro ospedale perché il suo contratto con l’ospedale di Fabriano la obbliga già a lavorare 40 ore settimanali. Il servizio non è ancora attivo – ha dichiarato il Dott. Curatola – però le istituzioni si sono attivate perché questo venga garantito. I tempi tecnici, però, non dipendono esclusivamente da me”.

Sul perché a partire da luglio 2012 gli ultimi medici non obiettori del reparto di Ginecologia e Ostetricia abbiano scelto di avvalersi dell’obiezione di coscienza, pur avendo sempre effettuato gli interventi di IVG, il Primario ha dato una risposta chiara e molto ben riassunta da una dichiarazione dell’Assessore Traversi che è stata riportata sul comunicato stampa del Comune di Jesi pubblicato su “Viverejesi” lo scorso 2 febbraio:”Ho avuto modo di verificare che la scelta di obiezione di coscienza, da parte sua e degli altri medici che fino a tempi recenti praticavano l’interruzione di gravidanza nel nostro ospedale, non è stata il frutto di una preclusione ideologica, ma il risultato di un profondo disagio dovuto alle politiche dell’Asur. E in ogni caso, dichiarandosi obiettori di coscienza, questi medici hanno esercitato un diritto che viene loro riconosciuto dalla legge” (corsivo e grassetto nostri)

Pensiamo che sarebbe stato più rispettoso del diritto delle donne se i medici si fossero organizzati e avessero scelto di condurre una protesta contro l’Asur piuttosto che scegliere l’obiezione di coscienza.

Se l’obiezione di coscienza fosse regolamentata, ovvero se per legge fosse indicato un tetto massimo di obiettori per ogni struttura pubblica o se venissero attuate dalle Regioni le cinque proposte avanzate da Aied e Associazione Luca Coscioni, probabilmente i medici non si sarebbero neanche trovati  in questa situazione. Ricordiamo che tra gli obiettivi della legge 194/78 c’è la garanzia del diritto alla salute della donna anche nel momento in cui compie una scelta così drammatica, quale è l’IVG e che, in quanto diritto inviolabile, esso può essere garantito a tutte le donne solo se queste possono rivolgersi ad una struttura pubblica.

Chiediamo ai nostri medici di ritirare l’obiezione e di scegliere di farsi carico, pur fra mille difficoltà, dell’applicazione di questa legge dello Stato.

Tanto più opportuno se consideriamo che il caso verificatosi a Jesi si inserisce all’interno di un quadro nazionale dove l’alta percentuale di obiezione sta di fatto rendendo più difficile quando impossibile per la donna avvalersi di un diritto sancito e regolamentato dalla Legge italiana.

 

 

Leggi anche Domande e risposte – parte 1

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